La violenza nei confronti dei docenti non può essere giustificata per nessun motivo. Per comprendere le sue ragioni profonde, tuttavia, è essenziale la dimensione umana e relazionale, perché la frustrazione giovanile nasce anche dal sentirsi invisibili agli occhi degli adulti. Lo ha detto Sandro Marenco, insegnante e content creator, nel corso della trasmissione de La Tecnica della Scuola dedicata alla violenza sui docenti. A partire dal caso avvenuto lo scorso 25 marzo a Trescore Balneario, dove uno studente di 13 anni ha aggredito a coltellate la sua professoressa di francese. Un episodio commesso da un ragazzo giovanissimo, che secondo gli inquirenti sarebbe maturato anche in un contesto digitale.
Una vicenda drammatica, che interroga in profondità tutti gli attori del mondo della scuola, dai docenti ai dirigenti, dal personale alle famiglie. La scuola, ha detto Marenco, deve evolversi in un luogo di accoglienza autentica, dove lo studente si senta visto e considerato nella sua interezza. Marenco ha introdotto personalmente l’iniziativa “Un caffè col prof”, uno spazio di ascolto informale per dialogare con i ragazzi fuori dall’orario delle lezioni, convinto che la gentilezza sia oggi il vero atto rivoluzionario. E che possa aiutare a prevenire situazioni di disagio che, nei casi più gravi, potrebbero sfociare anche in atti di violenza. Atti che non possono essere giustificati, ma che devono essere analizzati per evitare che si ripetano in futuro. Un impegno su cui serve un’assunzione collettiva di responsabilità.
Il ruolo dell’insegnante moderno, prosegue Marenco, richiede competenze che vanno ben oltre la semplice trasmissione di nozioni. Il docente critica l’attuale sistema di aggiornamento professionale, ritenendolo anacronistico e poco efficace nel fornire strumenti pratici per affrontare le sfide emotive quotidiane. Egli invoca una trasformazione dei percorsi formativi: “Il docente non è più soltanto qualcuno che trasmette nozioni, questo da vent’anni almeno. Dobbiamo essere formati anche per affrontare situazioni come queste”. L’obiettivo è imparare a gestire questioni critiche, come gli attacchi di panico o l’uso consapevole delle parole, piuttosto che focalizzarsi su tecnologie ormai superate.
Un altro punto cruciale riguarda l’impatto dei social e la crisi di fiducia da parte delle famiglie. Marenco osserva come la professione docente sia costantemente sotto attacco, vittima di pregiudizi che ne minano l’autorevolezza. I genitori, spesso privi di basi pedagogiche, tendono a giudicare singoli episodi senza comprendere la complessità di una progettazione didattica a lungo termine. Sul web, la ricerca spasmodica di visibilità spinge verso comportamenti volgari, rendendo ancora più difficile mantenere un equilibrio educativo. La sfida, conclude il docente, è ricostruire un patto di rispetto reciproco, partendo dal presupposto che la scuola deve essere, prima di tutto, un posto dove i ragazzi possano stare bene.