Sui docenti precari è meglio non illudersi: i concorsi Pnrr, con 70 mila candidati alla fine della fiera stabilizzati, hanno leggermente migliorato la situazione, ma i posti che anche questa estate e in autunno andranno a supplenza rimangono tantissimi. I sindacati, l’ultimo è stato l’Anief, stimano che pure nel 2026 le supplenze annuali (con scadenza 31 agosto o 30 giugno) si collocheranno tra le 150 mila e le 200 mila. A fare la parte del leone saranno, ancora una volta, le cattedre in deroga su sostegno, collocate per legge nell’organico di fatto.
Un cavillo, quest’ultimo, che rischia di vanificare sul nascere ogni tentativo di modifica delle norme sul reclutamento: se, infatti, non si faranno emigrare sull’organico di diritto tutte le cattedre in deroga (che però per il Mef rimangono intoccabili perchè altrimenti la spesa sul sostegno assumerebbe proporzioni ancora più gigantesche) sarà di fatto impossibile immettere in ruolo vincitori di concorso e precari di prima fascia GaE e Gps. Certamente, un passo avanti importante sarebbe comunque rappresentato dalla possibilità di assumere nei ruoli dello Stato direttamente dalle cattedre comuni delle Graduatorie provinciali per le supplenze: una possibilità, oggi consentita solo ai docenti precari di sostegno, che però potrà materializzarsi solo dopo la fine degli accordi-progetti Pnrr e, soprattutto, il via libera di Bruxelles.
Si tratta, di fatto, di ristabilire quel doppio canale di reclutamento – con la metà dei posti in ruolo assegnabili ai vincitori-idonei dei concorsi e l’altra metà da graduatorie GaE/GpS – rivendicato ormai con convinzione da tutti i sindacati di categoria.
Anche al Governo e al ministero dell’Istruzione si sarebbero convinti che il doppio canale rappresenti ormai un passaggio ineludibile: con l’ultima legge di Bilancio è stato approvato un ordine del giorno che impegna l’Esecutivo Meloni a valutare la sospensione o la limitazione dell’indizione di nuovi concorsi per profili professionali già presenti nelle attuali graduatorie provinciale, privilegiandone lo scorrimento.
Rimane da capire quali siano i tempi di attuazione dell’atteso progetto. Uno dei pochi a dire la sua sull’argomento, in questi giorni di calura ferragostana, è stato Mario Pittoni, responsabile Dipartimento Istruzione Lega ed ex presidente della Commissione Cultura al Senato: “i tempi li detta Bruxelles – ha fatto sapere il leghista salviniano -: quando però avremo convinto l’Europa sulle GPSR (‘Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo’ n.d.r.), il meccanismo entrerà in un decreto-legge da convertire entro 60 giorni come per gli step precedenti. Quest’ultimo decreto garantirà le condizioni per un reale impianto normativo a doppio canale che non dimentichi alcuna graduatoria”.
E questo modello, ha sottolineato il leghista, darebbe “finalmente dignità anche ai precari storici: un vero doppio canale tiene infatti conto di tutte le graduatorie, che non sono semplici liste di persone”.
Certo, ha continuato Pittoni, “resterà da lavorare sull’allineamento del costo unitario tra ruolo e supplenza, che hanno le stesse responsabilità (o la supplentite non si ferma). Ma nella fase attuale la cosa davvero importante è fare fronte comune sulla conversione delle GPS in GPSR. Aiuterà a prendere la direzione corretta anche il fatto che Bruxelles mostra finalmente disponibilità a ragionare su bandi mirati, da utilizzare solo dove nelle graduatorie non ci sia più personale con le caratteristiche richieste. Praticamente il contrario di quanto era stato imposto con i concorsi Pnrr”.
Secondo Pittoni, “Bruxelles sta finalmente mostrando disponibilità a ragionare su bandi mirati, da utilizzare solo dove nelle graduatorie non ci sia più personale con le caratteristiche richieste. Praticamente il contrario di quanto era stato imposto con i concorsi Pnrr. Per cui qualunque sia la decisione sulla lunghezza della pausa concorsuale, non avrebbe particolare influenza sui tempi di svuotamento delle graduatorie”.
Intanto, però, il tempo passa e anche quest’anno nei Consigli di classe delle oltre 7 mila scuole italiane avremo oltre il 20% di docenti precari.