I giovani della Rete degli studenti medi hanno organizzato un altro presidio davanti al ministero dell’Istruzione e del Merito: alla base della protesta, svolta la mattina di domenica 4 ottobre, c’è sempre la richiesta di avere un vero “diritto allo studio, l’uguaglianza e una scuola che non lasci indietro nessuno”.
Gli studenti non hanno gradito l’inasprimento delle sanzioni da adottare nei casi di comportamenti gravi, la mancanza di investimenti importanti e le ultime disposizioni approvate con il decreto scuola, il DL 170 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre scorso, che tra le altre cose introduce il 30 per cento massimo di alunni stranieri (non parlanti correttamente l’italiano) presenti in classe.
Secondo Rete degli studenti, la scuola dovrebbe “essere uno spazio di uguaglianza, inclusione e partecipazione: un luogo in cui ogni studente possa imparare, incontrarsi, crescere e costruire il proprio futuro, senza discriminazioni”.
“Contro una scuola che separa, classifica ed esclude – hanno detto gli studenti della Rete -, rivendichiamo una scuola che sappia accogliere e mettere tutti nelle condizioni di stare insieme”.
Secondo i giovani manifestanti, “servono risorse, personale, mediazione linguistico-culturale, sostegno alle famiglie e investimenti strutturali. Servono strumenti educativi, non sanzioni. Serve una scuola democratica, laica, pubblica e realmente accessibile”.
Nei giorni scorsi, sempre la Rete degli studenti medi aveva giudicato “gravi e inaccettabili” alcune dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in particolare una: “Il mio timore è la fuga degli studenti bianchi dalle scuole”, aveva detto il ministro.
Secondo l’associazione studentesca, però, “la scuola pubblica non può essere raccontata come un luogo escludente nei confronti degli studenti con background migratorio. La presenza di persone con storie, culture e origini differenti non rappresenta un problema da contenere, ma è parte della realtà delle nostre scuole e della società in cui viviamo.
Secondo Angela Verdecchia, Coordinatrice Nazionale della Rete degli Studenti Medi, quelle “parole individuano nella presenza degli studenti stranieri una possibile minaccia alla permanenza degli studenti bianchi, una narrazione malata che rifiutiamo con forza».
Gli studenti della Rete hanno anche ricordato che “l’articolo 34 della Costituzione stabilisce che «la scuola è aperta a tutti». Crediamo che questo principio debba rappresentare il punto di partenza di qualsiasi politica sull’istruzione: una scuola pubblica, laica, inclusiva e accessibile, capace di garantire a ogni studentessa e ogni studente le stesse opportunità”. Verdecchia ha aggiunto che non si possono “costruire categorie di studenti da tutelare rispetto ad altre. Servono investimenti nel diritto allo studio, nell’edilizia scolastica, nel personale, nei percorsi di inclusione e nel contrasto alle disuguaglianze”.
Quindi, hanno chiesto una scuola che “emancipa e non discrimina, che accoglie e non esclude, che consideri le differenze una ricchezza e non una minaccia. Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti, senza gerarchie fondate sull’origine, sul colore della pelle o sulla storia della propria famiglia. È su questa idea di scuola che continueremo a mobilitarci”. Anche quest’anno, il clou della protesta dovrebbe concretizzarsi il 17 novembre.