La comunità educativa, chiamata per sua natura a difendere i principi etici e razionali che sottendono alla ricerca del sapere, si trova spesso a riflettere sul proprio ruolo di fronte alle grandi crisi umanitarie. In tale ottica, l’Università di Catania (Unict) è teatro di una significativa mobilitazione: oltre 500 tra docenti e personale hanno sottoscritto una mozione che sarà discussa in Senato Accademico il 29 settembre.
L’obiettivo di tale iniziativa, che sarà presentata alla stampa il 22 settembre in concomitanza con lo sciopero indetto dai sindacati di base per Gaza, è ottenere dall’Ateneo una presa di posizione chiara e risoluta a sostegno del popolo palestinese, condannando il genocidio in corso a Gaza. I promotori, tra cui il DIGA – Osservatorio Permanente per le Diseguaglianze, l’Informazione, la Guerra e l’Ambiente, sottolineano che, di fronte alla morte e alla devastazione, il silenzio e l’inazione non sono più opzioni percorribili.
Ricordiamo che 500 membri tra docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo dell’Università di Catania hanno firmato una lettera aperta per Gaza, intitolata “Il tempo delle esitazioni è finito“. Questa iniziativa è rivolta al Rettore eletto Enrico Foti, al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, con l’obiettivo di spingere l’istituzione a prendere una posizione chiara e risoluta a sostegno del popolo palestinese e di condanna del genocidio in corso a Gaza.
La richiesta avanzata al Senato e al Consiglio di Amministrazione di Unict mira a rompere gli indugi e unire la voce dell’Ateneo a quella di molti altri atenei italiani che si sono già espressi con fermezza sulla questione. Approvare la mozione è considerato un atto necessario non solo per produrre un effetto concreto nelle politiche universitarie di Unict, ma anche per smuovere l’inerzia dei governi.
Il documento esprime una condanna netta e inequivocabile delle azioni del governo e dell’esercito israeliano e prevede precise misure di discontinuità politica: si richiede l’interruzione degli accordi presenti o futuri con università, istituzioni e aziende israeliane che siano coinvolte nei territori occupati e nella macchina bellica. Analogamente, si chiede la sospensione degli accordi con aziende italiane ed estere produttrici di tecnologie belliche utilizzate nel massacro della popolazione di Gaza. A livello di sostegno attivo, la mozione prevede inoltre l’attivazione di forme di supporto per gli studenti e le studentesse palestinesi attraverso borse di studio, e l’istituzione di forme collettive di ricordo per rendere giustizia alla memoria delle vittime civili. L’università, mentre la società si mobilita, deve prendere posizione e agire in conformità con i principi etici e razionali della ricerca del sapere.
Il testo della mozione è di particolare interesse per il corpo docente in quanto denuncia specificamente attacchi diretti alle infrastrutture educative e civili. Il documento, infatti, denuncia le violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale, focalizzandosi sull’intenzionale distruzione di beni culturali e delle infrastrutture civili, inclusi gli edifici scolastici e gli ospedali. Viene esplicitamente citato il perseguimento consapevole da parte del governo israeliano di una strategia definita di “scolasticidio”.
Queste azioni si inseriscono in un contesto di trauma vissuto con lo sfollamento forzato degli abitanti gazawi, l’uso della fame come arma di guerra e l’uccisione di giornalisti. L’urgenza dell’azione è motivata dall’impatto drammatico sul tessuto sociale e civile, con la devastazione totale del territorio e la morte di oltre 70.000 palestinesi, tra cui più di 20.000 bambine e bambini. Di fronte a tali numeri, gli accademici sostengono che l’università non può e non deve isolarsi dal tessuto sociale nel quale opera, ma deve agire per restare dalla parte giusta della storia.