BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
Aggiornato il 23.01.2026
alle 13:01

Docenti e Ata i meno pagati d’Europa, per Landini con l’inflazione che vola il 6% di aumento di contratto è inaccettabile: “non potevamo firmare”

La mancata firma della Cgil sui contratti pubblici si deve alla scarsa percentuale di aumenti previsti degli ultimi contratti, che coprono appena un terzo del costo della vita degli ultimi tre anni. A ricordarlo è stato il segretario della Cgil, Maurizio Landini: ospite il 22 gennaio di Piazzapulita, la trasmissione de La7, il numero uno del sindacato Confederale ha detto che “per aumentare i salari bisogna che i rinnovi dei contratti vengano fatti e che gli aumenti vadano oltre l’inflazione. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, come datore di lavoro ha invece rinnovato i contratti pubblici, dalla sanità alla scuola, con aumenti del 6% contro un’inflazione del 18%. Quindi in realtà ha programmato la riduzione del potere d’acquisto di quei salari e noi come Cgil non abbiamo firmato quei contratti“.

Secondo Landini, si tratta di incrementi stipendiali del tutto inadeguati, perché “siamo di fronte al fatto che medici e infermieri vanno via dal servizio pubblico, o che gli insegnanti sono i meno pagati d’Europa”.

I dati sugli stipendi

In effetti, le statistiche ufficiali ci dicono che il ritardo rispetto alla media degli stipendi degli insegnanti italiani rispetto ai docenti dell’Unione europea è attorno al 30%: dal Rapporto Eurydice Teacher and School Head Salaries: 2022‑2023, che valuta i salari lordi annui in Parità di Potere d’Acquisto, risulta che i nostri “docenti percepiscono una media di soli 32.306 euro lordi, tra le retribuzioni più basse nel confronto continentale”: basti pensare che “un docente austriaco, a parità di anzianità di servizio, porta a casa ogni anno oltre 20mila euro l’anno in più dei nostri. E uno olandese quasi 30mila”.

Se si vuole guardare, invece, alla media dei dipendenti pubblici italiani, il gap è di almeno 4mila euro l’anno. Rispetto ai militari, ad esempio, di media il dipendente della scuola guadagna oltre 10mila euro in meno l’anno.

E anche confrontando i compensi mensili di insegnanti e personale Ata con quelli dell’area Ocse, il divario è notevole, tanto che i nostri dipendenti della scuola si collocano agli ultimi posti, sia per il pagamento mensile ad inizio carriera, sia per quello progressivo, legato sostanzialmente solo agli scatti automatici uguali per tutti.

“Ecco perché i giovani vanno all’estero”

Ecco perché, quindi, l’impiego nella scuola risulta sempre meno attrattivo: “I giovani – secondo Landini – se ne vanno all’estero perchè lì sono pagati di più e non sono sfruttati. Tenere i salari bassi come avviene nel nostro Paese vuol dire indebolire tutto il Paese. Far aumentare i salari vuol dire far aumentare i consumi. E la leggera crescita del potere d’acquisto è dovuta al rinnovo dei contratti nei settori privati che ha fatto il sindacato, non l’ha fatto il governo”.

Il sindacalista ha avuto da ridire anche sulle assunzioni nelle forze dell’ordine? “Sono sotto organico da anni e se ne andranno via, c’è un’età avanzata in questo settore. Raccontano bugie”, ha tirato corto Landini.

Il concetto generale, sempre secondo il leader della Cgil, è che in Italia ormai “si è poveri lavorando ed è aumentata la precarietà. L’Inps ci dice che sì è cresciuta l’occupazione negli ultimi anni ma i precari, i contratti a termine, sono passati da 3 milioni a 4 milioni e 700.000 e l’occupazione non si è concentrata nell’industria ma nei servizi e nel commercio, dove ci sono più contratti pirata e condizioni di lavoro peggiori“.

Landini ha quindi commentato anche l’aumento dei posti nelle aziende che si occupano di difesa: “Non sostituiscono il calo che abbiamo nell’automotive, nella siderurgia, nella chimica di base”.

Insomma, una situazione di crisi industriale: “abbiamo 4 stabilimenti in Italia del gruppo Stellantis che hanno una potenzialità di un milione e mezzo di auto e ne producono 400.000. Chiediamo unitariamente che Meloni convochi direttamente Stellantis, le aziende della componentistica, i sindacati ma non è stato fatto”.

Flc-Cgil: aumenti e arretrati dovevano essere tre volte

Tornando alla scuola, le parole di Landini arrivano a poche ore dal pagamento dello stipendio di gennaio, con aumenti e arretrati a parte, per oltre un milione di insegnanti e lavoratori Ata. Nei giorni scorsi, anche la Flc-Cgil, guidata da Gianna Fracassi, aveva detto che “per avere idea del danno che viene perpetrato a carico dello stipendio della categoria ogni lavoratore può moltiplicare per tre quanto riceve ora per ottenere quanto avrebbe dovuto avere in tasca se si fosse coperta interamente l’inflazione che si è verificata nel triennio di riferimento”.

La Flc Cgil, non firmando il CCNL 2022-24, non ha avallato questa condotta che per la prima volta, ha spiegato il sindacato, “negli annali della contrattualistica non solo non copre l’inflazione certificata nel triennio ma fa cassa tagliando di ben due terzi il potere d’acquisto. Arretrati dovuti ma a loro volta ‘arretrati’ dal 17% al 6%”.

Nelle prossime settimane dovrebbe intanto avviarsi la trattativa per il rinnovo del contratto Istruzione, Università e Ricerca 2025/27: il Governo ha già predisposto e approvato gli aumenti, attraverso la penultima legge di Bilancio, che si aggirano sempre sul 6%. Cosa farà la Cgil in questa contrattazione, che in base agli accordi con l’Aran dovrebbe essere super-veloce (da concludere entro il 2026). Ribadirà il suo ‘no’? Staremo a vedere.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate