Prima Ora - notizie del 8 giugno 2026

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08.06.2026

Docenti in pensione a 60 anni come altri dipendenti pubblici? Anief ci crede: “Gravoso tutto il lavoro svolto a scuola”

I docenti dovrebbero andare in pensione a 60 anni come altri lavoratori pubblici: a invocarlo, ancora una volta, è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commentando l’aggiornamento Inps della classificazione delle professioni cosiddette gravose.

“Siamo sempre più convinti che è arrivato il momento di riconoscere come gravoso almeno tutto il lavoro svolto dal personale scolastico e non solo da insegnanti della scuola dell’infanzia, agli educatori degli asili nido e al personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, come previsto oggi dalle deroghe che danno accesso all’Ape cosiddetta Sociale: è giunta l’ora di riconoscere il burnout e di aprire una ‘finestra’, a seguito di riconoscimento del lavoro ‘gravoso’, così da mandare in pensione a 60 anni tutti i dipendenti della Conoscenza”, queste le sue parole.

Pacifico ha aggiunto che “l’Inps sta aggiornando gli elenchi dei lavori gravosi: sarebbe bene ricordare ai dirigenti e tecnici incaricati di tale importante compito, che dà facoltà ai dipendenti di uscire prima dal mondo del lavoro, che nella lista di coloro che svolgono professioni usuranti andrebbero considerati i lavoratori della scuola, come pure dei comparti Ricerca e Afam, sempre più soggetti a disturbi e patologie conseguenti a forme di burnout più o meno conclamate”. 

Via d’uscita? La pensione

La via d’uscita sembra essere, per molti, solo la pensione: ma, al momento, solo chi svolge un lavoro “logorante” può cercare di smettere di lavorare in anticipo, usufruendo della cosiddetta Ape Sociale, che di recente è stata estesa al 31 dicembre 2026.

Con l’Ape Sociale, con 63 anni e 5 mesi di età e 36 di contributi, è infatti possibile andare in pensione in anticipo, con una piccola decurtazione fino ai 67 anni, per i lavoratori della scuola che svolgono una professione inserita nella lista dei lavori più faticosi: ad avvalersi di questa facoltà, ad oggi, sono però solo i docenti di scuola primaria e pre-primaria (codice Istat 2.6.4).

Di recente l’INPS ha aggiornato la lista, con il messaggio numero 1808 del 29 maggio. Con il messaggio, si chiariscono le corrispondenze tra vecchi e nuovi codici:

  • “Operatori della cura estetica” (CP2011: 5.4.3) corrisponde a CP2021: 5.5.1.
  • “Addetti all’assistenza personale” (CP2011: 5.4.4.3) corrisponde a CP2021: 5.5.2.3.0;“Professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati” (CP2011: 5.4.4) corrisponde a CP2021: 5.5.2.;

Le parole di Pacifico

Nulla di nuovo per quanto riguarda un probabile allargamento per i docenti. “Nella lista di coloro che svolgono professioni usuranti andrebbero considerati i lavoratori della scuola, come pure dei comparti Ricerca e Afam, sempre più soggetti a disturbi e patologie conseguenti a forme di burnout più o meno conclamate”, a dichiararlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

“Se davvero vogliamo migliorare e tutelare le condizioni di lavoro di circa 1,4 milioni di lavoratrici e lavoratori dei comparti Istruzione, Università, Afam e Ricerca – ha continuato Pacifico – è giunto il momento di dare loro l’opportunità di non ammalarsi di lavoro: parliamo di professionisti plurititolati, oltre che sottopagati, in media tra i 500 e 1.000 euro in meno al mese, poco valorizzati da uno Stato che spesso li sfrutta per anni, anche decenni, da precari e li divide dalle loro famiglie per colpa di norme inutili, e che a fine carriera li mette a serio rischio burnout, per via dell’evidente stress da lavoro correlato ancora disconosciuto. A fronte di tutto questo – ha concluso il sindacalista – siamo convinti che non si può continuare ad andare avanti nell’indifferenza”.

I dati del sondaggio

L’alta percentuale non sembra essere relativa solo agli insegnanti con più esperienza: è significativo che anche il 68% dei docenti che hanno meno di 14 anni di anzianità di servizio ritiene di ritrovarsi in burnout. Questi sono i dati che emergono da un sondaggio della ‘Tecnica della Scuola‘ a cui hanno partecipato 2.188 insegnanti.

Ma anche i docenti della secondaria di primo e secondo grado dovrebbero essere inseriti nella lista dei lavori gravosi? La risposta della categoria è chiara: lo dichiarano 2.049 docenti su 2.188, che corrispondono al 93,65% dei docenti che hanno partecipato al sondaggio on line.

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