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12.08.2025

Docenti in sciopero in Australia: poca sicurezza, salari troppo bassi

Il personale scolastico in Australia è sceso in piazza, la scorsa settimana, per denunciare a voce alta il decadimento del sistema scolastico pubblico. Secondo le maggiori sigle sindacali, l’insoddisfazione avrebbe oramai causato dei contraccolpi nell’erogazione della didattica tali da compromettere gli obiettivi educativi e formativi previsti: si preannunciano settimane e mesi di fuoco per quanto concerne disservizi e manifestazioni. L’inclinazione al privato, specie nelle aree più remote del paese, porta a centellinare gli investimenti pubblici nell’area e a dirottarli verso i grandi centri urbani, lasciando le famiglie in mano alla didattica non pubblica. Per numerose sigle sindacali questa costituisce una strategia per favorire tagli nel settore: più si spinge la popolazione scolastica nel privato, meglio è possibile giustificare i tagli al settore pubblico. Gli stipendi restano fermi, limitando così il ricambio generazionale per un mestiere che risulta sempre meno attraente agli occhi dei giovani pretendenti. La sicurezza è altro tema molto discusso: numerosi docenti segnalano minacce.

Il caso Queensland

Nel Queensland, la tensione tra scuola e professione raggiunge livelli preoccupanti. Oltre 50.000 insegnanti hanno preso parte al primo sciopero completo in 16 anni, un gesto che non nasce da un capriccio sindacale, ma da un grido collettivo di esasperazione. L’offerta governativa di un aumento dell’8% in tre anni è stata respinta perché giudicata insufficiente: da una parte non copre l’inflazione galoppante né l’aggravarsi delle condizioni di lavoro; dall’altra, l’assenza di personale desta allarme: storie come quella di Townsville, dove molte scuole operano con un terzo del personale richiesto, sono solo la punta dell’iceberg. L’aggressività in classe è aumentata in maniera drammatica, con un incidente ogni quattro minuti, e non solo nei confronti dei docenti: nemmeno i dirigenti scolastici sono risparmiati, con oltre la metà che segnala minacce o violenza. Un’insegnante ha persino testimoniato di essere stata picchiata e molestata fisicamente da studenti. L’erosione del benessere psicologico è tangibile: molti insegnanti si sentono moralmente feriti, intrappolati in situazioni in cui non possono seguire il proprio giudizio pedagogico (come sospendere uno studente in difficoltà familiare), rimanendo complice di scelte contrarie ai propri valori. Il messaggio è fermo e chiaro: la professione docente non sta bene, e senza interventi urgenti si rischia un collasso educativo.

Risorse sempre più limitate

Dietro a questa emergenza esiste un tema etico profondo che investe l’intero sistema scolastico australiano. L’enorme carico burocratico—con centinaia di nuove politiche che drenano tempo vitale—sta logorando la passione e la motivazione. In parallelo, infrastrutture scolastiche fatiscenti, con oltre il 30% degli edifici in condizioni precarie, continuano a mettere a rischio l’ambiente di apprendimento. La proposta della Productivity Commission di introdurre una banca digitale nazionale di risorse didattiche e di avviare una strategia per integrare coscientemente l’IA nelle classi è importante, ma resta insufficiente se non accompagnata da una redistribuzione equa delle risorse, investimenti in supporto psicologico e il riconoscimento concreto del valore della professione. In assenza di queste misure, non si salva solo il sistema: si rischia di abbandonare gli studenti e chi ha scelto di insegnare per passione, non per profitto.

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