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Docenti precari, come ottenere un aumento di 175 euro al mese

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Quale retribuzione per i docenti precari? Forse non tutti sanno che la retribuzione del personale docente si distingue in diverse componenti, di cui le più importanti sono la paga base e la retribuzione professionale docenti (RPD), oltre ad eventuali altri compensi per lo svolgimento di ore o attività aggiuntive.

In cosa consiste la retribuzione professionale docenti (RPD)?

Si tratta di un compenso di natura fissa e continuativa, non collegato a particolari modalità di svolgimento della prestazione del personale docente (non è necessario dunque fare ore aggiuntive, progetti, svolgere particolari funzioni, ecc.), istituito dal CCNL “secondo biennio economico 2000/2001”.

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In particolare, l’art. 7 del CCNL 15.3.2001 stabilisce, al comma 1, che “sono attribuiti al personale docente ed educativo compensi accessori articolati in tre fasce retributive”, aggiungendo, al comma 3, che «la retribuzione professionale docenti, analogamente a quanto avviene per il compenso individuale accessorio, è corrisposta per dodici mensilità con le modalità stabilite dall’art. 25 del CCNI del 31.8.1999”

A chi viene corrisposta la retribuzione professionale docenti (RPD)?

La Retribuzione Professionale Docenti (RPD) è una retribuzione individuale accessoria che viene corrisposta a tutti i docenti di ruolo e persino ai docenti non di ruolo con contratto annuale (30 giugno e 31 agosto).

Agli altri docenti precari (quelli impiegati per le cosiddette supplenze brevi) l’R.P.D. non viene corrisposta.

A quanto ammonta la retribuzione professionale docenti (RPD)?

Trattasi di un compenso di €. 174,50 mensili, pari a circa il 10% della paga base.

In passato, ammontava a 164,00 euro mensili, poi aumentati a 174,50 con il C.C.N.L. del 19 aprile 2018. E’ dunque possibile non solo ottenere l’aumento dello stipendio, ma anche il pagamento degli arretrati degli ultimi cinque anni.

Come faccio a capire se mi è stata versata o meno l’RPD?

Basta controllare il cedolino.

Se per esempio, ho lavorato su una supplenza fino al termine delle attività didattiche con un unico contratto, quasi certamente troverò sul cedolino – oltre alla voce “stipendio tabellare”- anche la voce retribuzione professionale docenti.

Se non risulta (per esempio, in caso di supplenza fino al termine delle lezioni) vuol dire che effettivamente non mi è stata corrisposta.

L’anno scorso ho avuto un contratto fino al 30 giugno. Ho controllato e risulta versata anche l’RPD. Posso chiedere il compenso per quegli anni in cui non mi è stata versata?

Certamente sì. Si possono richiedere gli arretrati fino a cinque anni prima.

Ho lavorato su uno spezzone, non sulla cattedra completa. Ho diritto a percepire l’RPD?

Certamente. Però se si lavorava su metà cattedra, si avrà diritto alla metà dell’RPD. Lo stesso si verifica se -invece che un mese- avrò lavorato solo 15 giorni. L’RPD viene corrisposta in proporzione al servizio prestato.

Ci sono precedenti giurisprudenziali?

La Corte di Cassazione già dal 2018 ha dichiarato illegittima e discriminatoria l’esclusione dei docenti impiegati per “supplenze brevi” dal compenso per l’RPD, in virtù del principio di parità di trattamento sancito dall’accordo quadro europeo sul contratto a tempo determinato, che vieta ogni discriminazione tra personale “fisso” e personale precario.

E’ obbligatorio fare ricorso?

Purtroppo sì, in quanto – nonostante la pronuncia della Cassazione- il Ministero non ha dato indicazioni di corrispondere pacificamente l’RPD a tutti gli aventi diritto.

Ma la chiarezza della pronuncia e la sua autorevolezza (si tratta della Corte che ha il compito di dettare ai Giudici le linee guida per interpretare correttamente la legge) non lascia margini per un rigetto della domanda.

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