La forza fisica a scuola non può essere mai considerata un metodo educativo lecito. A stabilirlo la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11361/2026, come riporta Il Sole 24 Ore. I giudici hanno fatto riferimento ad un fatto avvenuto in una scuola primaria.
Alcune maestre sono state accusate di condotte aggressive verso i propri alunni: in particolare si parla di “tirate di capelli” nei confronti di alcune bimbe per farle stare al loro posto. La Corte ha stabilito che se un’insegnante ricorre alla forza fisica non si può parlare di mezzo di correzione, poiché la violenza fisica o psichica non è mai un mezzo di educazione consentito dal nostro ordinamento.
Un altro punto cruciale della sentenza riguarda la prova del danno. Per configurare il reato legato all’abuso dei mezzi correttivi, è necessario che dalla condotta derivi un pericolo per la salute. Ebbene la Corte ha annullato la condanna per una delle imputate poiché, sebbene il gesto del tirare i capelli fosse illecito, non era stata fornita una prova concreta di un trauma psichico o fisico – come stati d’ansia o disturbi del sonno – derivante da quell’unico episodio isolato. Di conseguenza, il fatto non può essere punito se i genitori non presentano una formale querela.
Per le altre insegnanti, la Corte ha invece confermato la responsabilità per maltrattamenti. Questo scenario si verifica quando le violenze diventano abituali. Non è necessario che i soprusi durino per anni: è sufficiente la loro ripetizione anche in un tempo limitato per creare un clima di sofferenza e umiliazione che mina l’armonico sviluppo della personalità del minore.
Questo caso ricorda quanto successo qualche giorno fa a Mestre: una docente avrebbe tagliato una ciocca di capelli ad un’alunna che le avrebbe chiesto la lunghezza da dare ad un riassunto.
“Forse la ragazzina non ha nemmeno avuto il tempo di finire la domanda perché, in un attimo, la docente le si è avvicinata, ha estratto una forbice dalla tasca e – zac! – le ha tagliato di netto una manciata di capelli, lunga una decina di centimetri”, si legge nell’articolo de Il Messaggero. “Un gesto improvviso, davanti a tutta la classe rimasta senza parole, che non si è nemmeno fermato lì, perché la professoressa si è poi avvicinata ad un’altra alunna che si era alzata con gli occhi sbarrati e anche qui, con la medesima foga, le ha preso i capelli tagliandone una ciocca“.
“Non siamo in un centro di formazione professionale per parrucchieri, ma in una scuola media di Mestre”, precisa la testata. “In una classe del terzo anno che, con quell’insegnante di italiano, storia e geografia, deve sostenere tra un paio di mesi il primo esame importante per il passaggio alle scuole superiori. L’insegnante, di mezza età, è una ‘supplente di una supplente’, arrivata in quella classe una ventina di giorni fa, con l’incarico fino alla fine dell’anno scolastico. Incarico che, dopo questo doppio episodio, è ora fortemente in bilico”, conclude Il Messaggero, “perché i genitori degli alunni si stanno mobilitando e la scuola ha già avviato un’indagine interna per capire cos’è accaduto”.