Home Politica scolastica Domani in piazza con i docenti precari

Domani in piazza con i docenti precari

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“Diamo pieno sostegno agli insegnanti che domani manifesteranno le loro ragioni davanti al Montecitorio e al Miur. Davanti allo scempio che questo governo mette in campo nei confronti dell’istruzione è necessario costruire una rete che coinvolga tutte le forze che vogliono un futuro diverso per la nostra scuola: una rete che sia propositiva e determinata nel contrastare l’arroganza di Renzi. Per questo, domani scenderemo in strada con i manifestanti,ascolteremo le loro ragioni, e presenteremo le nostre proposte per il comparto”.

Lo affermano i parlamentari del MoVimento 5 Stelle in commissione Cultura.

“Tralasciando per un momento gli altri aspetti critici o irricevibili del provvedimento, nei confronti degli insegnanti il governo ha dato davvero il peggio di se. Per mesi sono state millantate 150 mila assunzioni ma, alla prova dei fatti, ancora non sappiamo quante saranno e, probabilmente, finiranno per coprire solo il turn over. Altro che piano straordinario: resteranno fuori dalle assunzioni anche molti docenti delle Gae, il concorso promesso per quest’anno slitterà e ci ritroveremo con le scuole costrette a una caotica corsa contro il tempo per la costruzione degli organici entro maggio.

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Il MoVimento 5 Stelle , invece, ha sempre ascoltato il modo dei docenti precari e la nostra proposta di legge sul reclutamento nasce anche grazie al confronto che in questi due anni abbiamo avuto con gli insegnanti.

Mentre Renzi nel corso degli ultimi mesi ha costantemente cercato di introdurre gli scatti per merito – salvo poi fare marcia indietro all’ultimo momento – oggi ci sono ancora molti docenti che aspettano di veder riconosciuti quello di anzianità, previsti per il personale di ruolo dal 1999 al 2012. Dati che la dicono lunga sul trattamento che lo stato riserva alla classe degli insegnanti che, con questo provvedimento, saranno anche alla mercé del dirigente scolastico, il quale deciderà su premi e carriera, con connesso rischio di aprire la strada a baronie e a una ‘guerra tra poveri’”.