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Dopo “fannulloni” e “squadristi” adesso anche “criminali”. Per i prof la misura è colma!

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Inammissibile e inaccettabile quanto gravemente sostenuto dall’Associazione “StudiCentro” (a proposito, chi sono i componenti e a chi fanno riferimento? Francamente, penso proprio non li conosca nessuno, a parte i parenti intimi). Anche se con stupore apprendo da un articolo di Aldo Domenico Ficara che si tratta di un’ organizzazione studentesca riconosciuta dal Miur e che offre “pareri ed elaborazioni in merito a determinanti questioni sul mondo del lavoro, della ricerca e dell’istruzione dei giovani in Italia”; si precisa che “StudiCentro ha avuto modo di esprimere il proprio parere a livello istituzionale in più occasioni”. A livello istituzionale? Sarebbe interessante sapere a che livello il Miur interpella codesti signori?, mentre evidentemente assai meno ascolta la voce di dissenso della grande maggioranza del personale che nella scuola opera quotidianamente e che già in sede di “consultazione” sulla cosiddetta “buona scuola” aveva apertamente manifestato una forte opposizione, ovviamente ignorata da chi a parole dice di “ascoltare” e voler dialogare, ma che nella migliore delle ipotesi intende solo convincere gli altri delle proprie idee senza che si “disturbi il manovratore”, oppure prende soltanto in giro dicendo di accettare il confronto ma in realtà dimostrandosi sordo alle proteste o ai semplici suggerimenti.

E’ lecito criticare uno sciopero o una manifestazione di protesta, ma da un articolo pubblicato su questa testata lo scorso 11 giugno apprendo che tale “StudiCentro” avrebbe ritenuto “criminale” (è riportato il virgolettato) lo sciopero degli scrutini; in effetti, peraltro, non un blocco, ma un semplice differimento: e infatti personalmente non lo condivido, strategicamente parlando, perché consente strumentalmente di additare gli insegnanti come “nemici” delle famiglie e dei ragazzi, quando in realtà, ad esempio, nello sciopero del 5 maggio anche tantissimi genitori sfilavano in corteo a fianco dei docenti contro una pessima riforma autodefinita dai suoi promotori – quindi con assai poco “stile” – della “buona scuola”. E proprio questo (oltre all’altissima adesione a quello sciopero e le successive contestazioni e prese di posizione della stragrande maggioranza di chi nel mondo della scuola vive e lavora, nonché l’effetto di compattamento delle organizzazioni sindacali) ha preoccupato, preso alla sprovvista e “indignato” i sostenitori del ddl.

Naturalmente, da osservatore della scuola – infatti, come ho ripetuto più volte, non posso essere accusato di “corporativismo”, come ingiustamente gli insegnanti, perché non sono un docente ma un giornalista professionista che si occupa principalmente di scuola e università (ma nel  sistema universitario “il muro è ben più alto” e chi governa si è quindi sempre mosso con misurata attenzione, né si è mai permesso di definire “fannulloni” i docenti degli atenei né di sindacare sull’operato di tanti rettori) – avevo scritto subito dopo lo sciopero dello scorso 5 maggio (in un articolo, dal titolo “Cosa rimane dello sciopero? Ho rivissuto un bel sogno, ‘principino’“, pubblicato su questo sito) che la parola d’ordine del governo sarebbe stata “dividi et impera”. E infatti, deciso è stato il tentativo di creare fratture fra docenti di ruolo e precari, fra precari delle Gae e quelli delle graduatorie d’istituto nonché con gli aspiranti al ruolo che hanno partecipato ai Tfa o ai Pas, per non parlare di chi attende l’assunzione tramite concorso. E adesso (non riuscendo, stavolta, a dividere i sindacati) qualcuno punta a delegittimare la protesta degli insegnanti agli occhi di genitori e alunni per “rompere” quella fusione che la “magia” (eccellente lavoro, Matteo!!) della riforma è riuscita a creare fra queste componenti del mondo scolastico.

A tal proposito ci sembra “propagandistico” affermare che secondo il Miur (come riporta, per dovere di cronaca, un articolo pubblicato su questo sito) lo sciopero degli scrutini sarebbe stato un flop; e per farlo si riprendono i dati, peraltro ancora parziali, forniti dalla Funzione pubblica, sul numero di coloro che hanno scioperato: è ovvio che il numero non è altissimo perché Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals hanno scelto di bloccare gli scrutini con lo sciopero di un’ora con la “tattica” dello sciopero “a scacchiera”, cioè scioperando quasi sempre un solo docente per Consiglio di classe. Quindi il conteggio non va fatto su quanti hanno scioperato, ma su quanti scrutini sono stati rinviati (e questo semplice ragionamento lo sta facendo uno, come me, che ha già detto di non aver approvato “strategicamente” questo tipo di iniziativa). E da questo punto di vista (non si trattava certo di “sciopero generale”: a quello ha aderito quasi l’80% del personale il 5 maggio scorso!!) gli effetti sono ben diversi  (si vedano anche altri articoli pubblicati su questo stesso sito: http://www.tecnicadellascuola.it/item/12221-blocco-degli-scrutini-alta-adesione-in-migliaia-di-scuole.html e anche l’intervento del coordinatore della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, nonché quello dei Cobas che evidenziano che il blocco ovunque supera l’80% e in tantissime scuole è totale, “a scrutinio zero”).

In ogni caso, torno a dire che secondo me non è rinviando gli scrutini (seppure capisco che si tratta di un gesto di protesta dimostrativo vista la mancanza di vero dialogo e di mediazione) che si raggiunge un buon risultato: io penso che siano più utili altri scioperi generali (anche rimettendoci un po’ di euro: per i diritti qualche sacrificio è talvolta necessario, quando sostenibile) e alla ripresa dell’anno scolastico “boicottare” la riforma, non accettando ad esempio “incarichi aggiuntivi” (ma queste azioni i docenti dovrebbero farle in modo davvero massiccio, compatto e solidale).

Ma torniamo ai mitici componenti dell’associazione “StudiCentro”: io penso che dovrebbero riflettere se sia più “criminale” aderire ad una forma di protesta (assolutamente legale, come dichiarato dall’’Autorità di garanzia sugli scioperi che si pronuncia sulla legittimità degli scioperi proclamati dai sindacati) o continuare a far stare gli alunni e i prof in scuole talvolta fatiscenti e pericolanti.

Per me poi, “atto criminale” è, ad esempio, mandare affamati a scuola i bambini greci (costretti, come ha documentato un mio servizio di qualche tempo fa, persino a cercare cibo nei cassonetti della spazzatura se non hanno qualche compagno di classe più fortunato che divide con loro la colazione e/o qualche insegnante e preside che li aiutano, insieme a volontari che operano nel sociale) e cinicamente richiedere altri sacrifici alle loro famiglie, magari licenziando ancora e tagliando ulteriormente le pensioni dei nonni grazie a cui nel Paese ellenico oggi sopravvivono anche i figli (senza più lavoro) e i nipoti. E questo nel cuore di una Unione europea, di cui personalmente mi vergogno! Nella logica di un neoliberismo dimostratosi ampiamente perdente, ma che non vuole soccombere, per mantenere i privilegi di pochi contro i diritti di tanti.

In questi ultimi anni agli insegnanti, che spesso devono fare i conti con l’alto rischio di burnout e di stress a causa di una professione usurante, come da tempo scrive l’illustre medico Vittorio Lodolo D’Oria, sono stati attribuiti epiteti come “fannulloni” (per giustificare i tagli di Brunetta/Sacconi/Tremonti, tramite lo “strumento Gelmini”: lei, come Jessica Rabbit, potrebbe dire “non sono cattiva,è che mi disegnano così”, in fondo prima di essere ministro dell’istruzione era anche stata assessore all’agricoltura e assessore al territorio della provincia di Brescia – ehila!! – ottenendo il riconoscimento di nuovi parchi) e “squadristi” (detto dal ministro Giannini ai suoi contestatori; ma sull’attuale ministro ho già scritto che è difficile accettare lezioni da chi prima ha ottenuto, con “Scelta civica”, alias “Scelta europea”, lo 0,7% alle elezioni europee – seguendo il criterio della meritocrazia sarebbe inesorabilmente bocciata! – e poi confluendo nel Pd: chissà cosa ne penseranno coloro che l’hanno eletta al Parlamento con un altro partito politico! A proposito, ma Matteo Renzi non era il “rottamatore”? Mi sembra che da premier stia invece diventando il “raccattatore”, eppure se non sbaglio criticava i “cambi di casacca” politica che avvenivano nel corso della stessa Legislatura). Per non parlare, sempre in tema di tentativi di delegittimazione degli insegnanti, di dati forniti in modo “improprio”, come quello errato sulle vacanze in più rispetto alle altre Nazioni europee (la differenza, invece, è che in altri Paesi la pausa estiva inferiore è compensata da lunghe interruzioni delle lezioni in altri periodi dell’anno, ma questo certa “informazione” non lo dice, come non si dice abbastanza che la realtà accertata è che i docenti italiani guadagnano assai meno della maggior parte dei loro colleghi europei, in Paesi in cui peraltro per la progressione di carriera si tiene conto, eccome, anche, e spesso in maniera preponderante, dell’anzianità di servizio!), a parte che si dimentica che molti docenti durante l’estate sono impegnati negli esami di Stato e nei corsi di recupero; e poi  le false informazioni sull’orario di lavoro, facendo intendere erroneamente che gli impegni si riducono alle ore di lezione settimanali in aula.

Adesso si è arrivati a definirli alla stregua di “criminali”: appunto questo “StudiCentro” parla di “atto criminale” per il blocco (in effetti, ripeto, solo rinvio di qualche giorno) degli scrutini; ma la cosa un tantino “inquietante” è che queste dichiarazioni avvengano in una conferenza stampa cui sono presenti i capigruppo del Pd, Rosato (non lo conosco, ricordo quando ero ancora bambino un calciatore di nome Rosato, stopper della nazionale di calcio: era certamente più famoso!) e Maurizio Lupi di Ap (ma non è l’ex ministro poi dimessosi – a causa dello scorrere “dell’orologio del tempo” – o era qualche altro orologio? – per qualche imprevisto “intoppo”?).

La misura degli “insulti” adesso è colma. Io propongo che i sindacati (mi ha stupito il loro silenzio su simili gravissime affermazioni, anche se forse l’intento è di non dare importanza a chi magari cerca una forma di “pubblicità” per farsi conoscere dagli affini oltre che dai parenti) e le associazioni di categoria valutino azioni a tutela dell’onorabilità degli insegnanti (e dei diritti dei lavoratori in generale), magari anche attraverso l’eventuale querela nei confronti di coloro che danno del criminale a chi compie un gesto legittimo e non contrario alla legge: è peraltro quanto meno singolare da parte di “StudiCentro” appellarsi al governo per sanzioni economiche (immagino oltre la normale trattenuta corrispondente all’arco di tempo nel quale si è scioperato) e disciplinari (!!) contro chi ha esercitato in modo legale un diritto; ma questi lo sanno che c’è una Autorità di garanzia sugli scioperi o vorrebbero che il premier Matteo si travestisse da “gran visir” e con un tweet di 140 battute provvedesse ad erogare “provvedimenti disciplinari” (addirittura, leggo nell’articolo precedentemente citato, “punizioni esemplari”!!)? O si vuole “intimorire” qualcuno?

Perché in questo caso gli insegnanti, negli ultimi anni ammutoliti dagli insulti e “smarriti”, recentemente hanno dimostrato di saper reagire e consiglio loro di mantenersi compatti contro il tentativo di aziendalizzazione della scuola pubblica. Per quanto mi riguarda il “potere” non mi hai mai né intimorito né “comprato” e, come Cyrano, “al fin della licenza io tocco!“.