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Dopo Parigi un futuro diverso è possibile

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Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e scrittore, da padre e professionista, si è chiesto come affrontare il dopo Parigi.

«Ascoltarli, farli parlare, sentire cosa hanno dentro: partirei da questo, dalla parola, libera e liberatoria. Per non lasciare i più piccoli smarriti dentro un oppressivo ingorgo emotivo».

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«Vedere le immagini di questi giorni per un bambino è uno scossone tremendo al senso di protezione che sperimenta nella sua quotidianità: si scopre vulnerabile e indifeso, teme che tutto ciò possa accadere anche a lui. Si sente nella morsa del pericolo, ed è a questo stato di impotenza che bisogna rispondere. Per questo non deve trovarsi davanti ad un adulto spaventato, perché un adulto spaventato diventa spaventante».

Trasmettere «autorevolezza del vivere», ovvero non lasciare spazio all’idea che ci si trovi in balia di un mondo cattivo.  

«La classe è una rappresentazione ridotta della società: ci sono persone con le loro individualità, una contaminazione di nazionalità e religione diverse. Attraverso il gioco, la condivisione della merenda, il colorare, la canzone, lo scrivere messaggi e lo stare uno a fianco all’altro nella normalità, si costruisce la convivenza e si respira la bellezza dello stare insieme».

Ed è quello che lo psicoterapeuta ha scritto anche su Facebook in una lettera al figlio: «Quando tornerai a scuola e nella tua classe troverai Amina, Abdul, Abed e Asif , continua a cercare nei loro volti lo sguardo e il sorriso di un potenziale fratello e nei loro corpi un amico a cui tirare la palla. Non ti posso salvare da un fanatico religioso che vuole affermare la sua follia mettendo una bomba in un centro commerciale. E come hai visto in Tv non ci riesce a volte nemmeno la polizia. Ma ti posso insegnare la forza della solidarietà, la dignità della cooperazione, il desiderio di costruire e il bisogno di continuare a credere nell’uomo». 

«Non posso garantire ad un bambino che quello che è successo non accadrà più: sarei un bugiardo. Posso però affermare che siamo noi i padroni delle nostre esistenze e non dobbiamo avere paura a fare le cose: la nostre vite hanno un domani, e possiamo costruire altri mondi. Mondi orientati alla felicità, e non alla vendetta e alla chiusura».