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Aggiornato il 24.01.2026
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Slovenia, un sistema scolastico giovane. Le recenti riforme

Un paese giovane, piccolo, dinamico ed inclusivo. Dalla recente indipendenza (1991), il nostro piccolo vicino ad Est ha strutturato ottimi servizi assistenziali tenendo a mente il limitrofo modello austriaco. Caratterizzato da numerose minoranze etniche sul suo territorio da servire ed educare – ossia quella italiana, croata, austriaca, bosniaca ed ungherese – ha dovuto adeguarsi alle esigenze di tutti, facendo dell’inclusività il proprio vessillo. Si parte dall’educazione primaria e dell’infanzia, ove il tasso di presenza e frequentazione è tra i più elevati di tutta l’Unione. Lo stesso si può dire della formazione tecnica e professionale: la distribuzione capillare di istituti e la dotazione di laboratori di alto profilo ha permesso la nascita di percorsi didattici altamente professionalizzanti. La retribuzione del corpo docente, se rapportata al costo medio della vita ed al potere di acquisto generale, può dirsi buona, anche se con buoni margini di miglioramento. I dati sono offerti dall’ultimo Education and Training Monitor 2025, relativo ai Paesi dell’Unione Europea.

Il rapporto

La Slovenia si distingue per risultati solidi lungo l’intero percorso educativo sin dalla sua recente indipendenza. La partecipazione all’educazione e cura della prima infanzia è molto elevata: il 93,2% dei bambini e delle bambine tra i 3 anni e l’età di ingresso nella primaria frequenta servizi ECEC e ben il 57,8% degli studenti sotto i 3 anni è inserito in strutture educative formali, un dato nettamente superiore alla media UE. Il sistema contribuisce a mantenere molto basso l’abbandono scolastico precoce (5,0%, contro l’11% europeo) e registra livelli di criticità nelle competenze di base inferiori alla media UE in lettura, matematica e scienze. Particolarmente sviluppata è l’istruzione tecnica e professionale, che coinvolge circa il 69,9% degli studenti della secondaria superiore, con una forte componente di apprendimento sul lavoro e in percorsi ad alta specializzazione (75,1% dei diplomati nelle discipline tecniche). Anche l’istruzione terziaria mostra una tendenza positiva, con il 43,1% dei giovani tra 25 e 34 anni in possesso di un titolo universitario. 

Le criticità

Permangono tuttavia alcuni aspetti da migliorare, soprattutto nelle competenze digitali – dove solo il 46,7% degli adulti raggiunge almeno il livello base – e nella partecipazione degli adulti alla formazione continua, ambiti su cui il Paese sta concentrando nuovi interventi e investimenti, anche attraverso i fondi europei. Un’ulteriore area critica riguarda la formazione continua degli adulti, con una partecipazione all’apprendimento permanente significativamente inferiore agli obiettivi previsti UE, fattore che rischia di limitare l’adattabilità della forza lavoro ai cambiamenti tecnologici e produttivi nel lungo periodo, specie in termini di innovazione professionale. Infine, pur essendo molto diffusa, l’istruzione tecnica soffre di una scarsa attrattività degli apprendistati, ancora poco utilizzati, e di una difficoltà nel rispondere pienamente alla domanda di profili qualificati da parte del mercato del lavoro che tende a non costruire un legame diretto con le istituzioni scolastiche al fine di garantire posti di lavoro ai neo-diplomati in settori industriali e tecnologici considerati strategici.

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