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Dopo tre giorni di scioperi e proteste si riprende in (quasi) tutta Italia [VIDEO]

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Oggi si registra il rientro a scuola anche in altre regioni e province dopo un fine settimana si sono susseguiti in soli tre giorni uno sciopero dei sindacati di base e una manifestazione nazionale a Roma organizzata dal Comitato Priorità alla scuola con l’adesione dei principali sindacati e dei Cobas.


Le proteste sono state per alcuni aspetti simili ma se si leggono con attenzione comunicati e prese di posizione si scopre che ci sono differenze importanti.

I sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero (Unicobas, Usb, Cobas Sardegna e CUB) contestano agli altri la scelta di aver firmato il protocollo per il rientro senza precise garanzie su organici, spazi e misure di sicurezza.


Generale è invece la protesta contro la ripartenza monca come sottolinea il Comitato Priorità alla scuola che parla espressamente di “scuola dimezzata”.

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Fra tutte le difficoltà di questi giorni, il problema maggiore resta quello delle migliaia e migliaia di cattedre scoperte, a causa del malfunzionamento delle graduatorie provinciali ma non solo.


Nel tentativo di minimizzare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricorda il suo passato da studente: “Quando facevo il liceo avevo insegnanti supplenti almeno fino a Natale”.

I numeri – dicono però i sindacati – sono impietosi e drammatici: quest’anno si arriverà a 250mila cattedre coperte da personale precario.

Una piccola buona notizia è arrivata proprio questa mattina: il 22 ottobre prenderà avvio il concorso straordinario ma è anche vero che per il 2021/22 si prevedono non meno di 50mila pensionamenti, quindi le immissioni in ruolo copriranno a mala pena il turn over.

Ormai è chiaro che, se non si lavora per invertire il trend, il rischio è quello di avere un sistema formativo tenuto in piedi per un buon 25% da personale precario.


D’altro tutti i tentativi fatti negli ultimi 20 anni non hanno dato i risultati sperati, segno che il problema va ben al di là della volontà politica della maggioranza di turno. Il problema è palesemente strutturale e richiede interventi adeguati.


E’ impensabile affrontare un tema così complesso con ricette semplici e semplificate; forse è indispensabile mettere mano a tutto il sistema di formazione e reclutamento del personale docente inventandosi soluzioni nuove, ma non sarà facile trovare le intese giuste fra le forze politiche e sindacali.

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