Il caso è scoppiato in una scuola calabrese. Alcuni genitori che dovevano partecipare a una riunione di accoglienza per i propri figli in entrata alla primaria non sono stati fatti entrare nell’istituto perché il loro abbigliamento è stato ritenuto poco decoroso.
Come riporta Reggio Today, sull’episodio segnalato da alcuni genitori è intervenuto Lorenzo Festicini, garante dell’infanzia e l’adolescenza della Città Metropolitana. Il garante ritiene doveroso esprimere “una posizione ferma a tutela dell’istituzione scolastica”, esprimendo piena solidarietà e sostegno alla dirigenza scolastica dell’istituto.
Scrive in una nota Festicini: “Il superiore interesse del minore” non si realizza soltanto nella tutela dei suoi diritti assistenziali, ma si fonda innanzitutto sul diritto a ricevere modelli educativi autorevoli, coerenti e dignitosi. La scuola è il primo avamposto dello Stato con cui i nostri figli impattano: un luogo sacro della formazione, della crescita e della legalità, che esige un rispetto formale e sostanziale da parte di tutti, a prescindere da minuziosi elenchi di ‘dress code’ che il buon senso dovrebbe rendere superflui.
La decisione dell’istituto, continua il garante, non è stata dettata da sterile rigidità o giudizio sulle scelte personali: “Bisogna comprendere il valore del limite e del contesto. Chiedere decoro ai cancelli di una scuola significa trasmettere ai bambini un messaggio chiaro: vi sono luoghi che meritano rispetto per ciò che rappresentano. Il patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia si incrina quando gli adulti dimenticano che il primo e più potente strumento pedagogico è l’esempio”.
L’ufficio del garante si fa quindi promotore di una iniziativa mirata: “Proprio per evitare che simili cortocircuiti si ripetano, e per supportare i dirigenti scolastici spesso lasciati soli in questa complessa transizione culturale, promuoveremo nei prossimi giorni un vademecum metropolitano sul patto di corresponsabilità”. Il documento, redatto d’intesa con il mondo della scuola, codificherà poche e chiare “regole di buon senso e rispetto reciproco all’interno e all’esterno dei plessi”.
Conclude il garante metropolitano: “Educare alla cittadinanza è un dovere che genitori e istituzioni devono portare avanti insieme, partendo proprio dal riconoscimento del valore dei luoghi della cultura”.
Negli anni è cambiato tutto, sono cambiati i costumi; ogni tanto un politico o un ministro si espone in merito, fa proposte. Nel 2008 l’allora ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha paventato l’ipotesi di introdurre l’obbligo di grembiule: “E’ un fatto di ordine ma anche di uguaglianza sociale tra ragazzi, soprattutto ora che va tanto di moda l’abbigliamento firmato già in giovanissima età”, queste le sue parole.
Nel 2018 l’allora ministro dell’Istruzione Marco Bussetti intervistato dalla Tecnica della Scuola a proposito del dress code aveva detto: “Personalmente sono per il grembiule fino alle medie, semplificherebbe un certo tipo di relazioni”.
Nel 2019 poi l’allora ministro degli Interni Matteo Salvini ha detto, come riporta La Repubblica, che “almeno nelle scuole elementari rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità”. Manca al momento una regola unitaria che disciplina il modo di vestirsi in tutte le scuole.