Durante il periodo fascista era molto diffusa la tendenza ad usare delle divise a scuola, ma non perché ci fosse un obbligo: sono passati 100 anni e oggi si parla ancora di dress code a scuola, una questione mai affrontata a livello generale e di cui si sono sempre occupate le scuole nella loro autonomia.
Negli anni è cambiato tutto, sono cambiati i costumi; ogni tanto un politico o un ministro si espone in merito, fa proposte. Nel 2008 l’allora ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha paventato l’ipotesi di introdurre l’obbligo di grembiule: “E’ un fatto di ordine ma anche di uguaglianza sociale tra ragazzi, soprattutto ora che va tanto di moda l’abbigliamento firmato già in giovanissima età”, queste le sue parole.
Nel 2018 l’allora ministro dell’Istruzione Marco Bussetti intervistato dalla Tecnica della Scuola a proposito del dress code aveva detto: “Personalmente sono per il grembiule fino alle medie, semplificherebbe un certo tipo di relazioni”.
Nel 2019 poi l’allora ministro degli Interni Matteo Salvini ha detto, come riporta La Repubblica, che “almeno nelle scuole elementari rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità”.
La Tecnica della Scuola ha deciso di analizzare il fenomeno con un focus: quali regole si sono date le varie scuole in materia di dress code? I vari divieti riguardano anche i docenti? C’è bisogno di maggiori regole oggi rispetto al passato perché ci sono stati profondi cambiamenti nei costumi? I divieti riguardano perlopiù le studentesse?
Innanzitutto abbiamo passato in rassegna alcune delle circolari più disparate, che vietano anche di indossare, ad esempio, gioielli, occhiali da sole, o di avere le unghie lunghe.
Abbiamo cercato di capire come funzionano i divieti in alcuni casi estesi ai docenti: come si sanziona un insegnante che indossa abiti succinti o poco consoni all’ambiente scolastico? Le circolari che riportano divieti per docenti sono legittime? A rispondere a questa domanda Patrizia Basili, dirigente nazionale della Gilda degli Insegnanti, e Cristina Costarelli, dirigente Associazione Nazionale Presidi Lazio.
E gli esperti, cosa dicono? Per la psicologa e psicoterapeuta Giuliana Proietti, “l’obiettivo della scuola, prosegue, dovrebbe essere quello di educare le giovani generazioni, non di censurare i loro comportamenti, per quanto stridenti essi possano essere rispetto alle aspettative”. Per questo suggerisce un confronto aperto sul tema con gli studenti e le famiglie, anziché degli obblighi calati dall’alto. Sulla stessa lunghezza d’onda la sociologa e saggista Graziella Priulla. “Si sta prestando molta attenzione al tema del dress code, anche dal punto di vista del rischio della sessualizzazione. Ma esistono pure i rischi legati a un consumismo esasperato che porta all’ostentazione del denaro, che parte già all’asilo, dove i bambini cercano già lo zainetto, le scarpe, gli abiti firmati“.