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31.12.2025

Educare alla pace contro la retorica bellicista: un impegno della scuola per il 2026

Mi è capitato recentemente di vedere otto piccoli bassorilievi in bronzo di Arturo Martini del 1934 che rappresentano diversi episodi della vita dei soldati italiani nel corso della Prima Guerra Mondiale sul fronte del Piave. Scene drammatiche, rappresentate con una espressività sofferta, che sembrano ispirarsi ai frammenti lirici di Ungaretti o ai quadri di Otto Dix.

La disumanizzazione nella guerra

Il pittore tedesco più di ogni altro ha denunciato con forza l’orrore, la brutalità, la disumanizzazione della guerra, che proprio come Ungaretti aveva combattuto, vissuto e sofferto. Mi riferisco in particolare al famoso Truppe d’assalto avanzano sotto un attacco di gas, una scena cupa, allucinante, disumana, che troviamo plasticamente rappresentata con la stessa intensità nella formella di Arturo Martini, intitolata proprio Gas asfissianti, o nell’Assalto, o in Le crocerossine che soccorrono la massa di caduti e feriti. Per chi è interessato, un nucleo di 14 opere dello scultore sono attualmente esposte nella mostra “Vitalità del tempo ” a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza.

Ai nostri giorni, i brutali conflitti in atto, le distruzioni, le stragi che vediamo quotidianamente nel mondo, sembrano subiti passivamente, tutto è anestetizzato quasi fosse un film. In questo contesto di passività, l’arte offre stimoli di riflessione potenti e immediatamente percepibili. Per questo va riproposta nelle scuole di ogni ordine e grado per stimolare quell’atteggiamento proattivo verso il mantenimento di un valore, la pace, che non è “regalata”.

Ogni giorno ormai è tutta una retorica bellicista sempre più esasperata, come negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale. Ci dicono con nonchalance che noi europei dobbiamo essere pronti a “perdere i nostri figli” (dichiarazioni di un generale francese e di un pari grado inglese), mentre il segretario della Nato Mark Rutte è uscito dicendo nell’indifferenza generale che “Dobbiamo essere pronti per una grande guerra della portata di quelle che i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto”.

Almeno nelle scuole, non si può restare indifferenti. L’opera educativa su che cos’è e cosa comporta la guerra deve essere incessante, attraverso la storia, l’arte e tutti gli strumenti culturali che abbiamo a disposizione.

La pace come valore fondante delle nostre istituzioni

Non solo la Costituzione italiana si esprime con parole forti come il “ripudio” della guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, ma lo stesso progetto di Unione europea ha come finalità “di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”, come leggiamo nei Trattati. La politica estera di difesa e sicurezza comune ha la finalità dichiarata di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale.

Finora la UE si è sempre impegnata in missioni di peacekeeping, cioè operazioni militari e civili, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per stabilizzare aree di conflitto, proteggere i civili, con compiti di interposizione e assistenza. Adesso si parla invece di “guerra ibrida” già in atto e di prepararci al peggio (come sopra riportato), con un’escalation verbale senza precedenti. E allora vale la pena di rileggere le recenti parole del papa che ci riportano ai valori autentici da sostenere incessantemente.

Il messaggio forte di papa Leone per la LIX Giornata mondiale della pace

Le chiare parole di papa Leone dell’8 dicembre scorso sono un testo così ricco di spunti di riflessione che sarebbe da leggere e discutere nelle scuole. In sintesi i punti più significativi.

  • Contro il diffondersi di “atteggiamenti fatalistici”, occorre sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che segua “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale” per avviare intese leali, durature, feconde, costruite nella vicendevole fiducia.
  • Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari che vanno sospingendo gli Stati nella direzione di riarmo e guerra, per evitare “la spirale distruttiva dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà” e per favorire “il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”.
  • Preoccupa inoltre che anche le politiche educative siano oggi riallineate sulle posizioni più belliciste. “Invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.
  • “Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina.”.
  • Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince, realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie”, che sia credente o no.

Insomma per il 2026 l’augurio è che ogni scuola tenga fermo l’impegno educativo per la pace e contro la retorica bellicista, che incredibilmente ha pervaso lo spazio comunicativo, in totale opposizione ai valori fondanti delle nostre istituzioni italiane ed europee.

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