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30.09.2026

Education at a Glance 2026: docenti italiani pagati sempre meno, anziani e fedeli al proprio posto di lavoro. La fotografia – PDF

L’Italia ha compiuto progressi sostanziali nella riduzione della percentuale di giovani che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione, i cosiddetti Neet e anche di coloro che hanno un basso livello di istruzione: nella fascia di popolazione tra i 18 e i 24 anni, i Neet sono scesi dal 30 al 16 per cento tra il 2015 e il 2025, mentre i giovani senza diploma di Maturità, nella fascia 25-34 anni, sono diminuiti dal 26% al 19%. Questi i dati emersi dall’ultimo rapporto Education at a Glance 2026 appena pubblicato dall’Ocse ed elaborato da Il Corriere della Sera.

La laurea triennale non vale più nulla?

Proseguire gli studi andando all’università, però, continua ad essere meno remunerativo che in altri Paesi: il vantaggio salariale dei lavoratori a tempo pieno con istruzione terziaria (3+2) è del 35% in più rispetto a chi ha il solo diploma di scuola superiore, contro una media del 54% nei paesi Ocse. Quella che paga meno di tutti è la laurea triennale: il vantaggio salariale è soltanto del 4 per cento rispetto a chi ha lasciato dopo le superiori: praticamente non vale nulla. 

I dati sulla scuola

All’interno del rapporto ci sono dati significativi anche relativi al mestiere del docente. Intanto la spesa pubblica per la scuola risulta diminuita dal 2,8% al 2,7% del Pil tra il 2015 e il 2023, rimanendo notevolmente al di sotto della media Ocse (3,2%-3,1%) mentre è aumentata dallo 0,8% allo 0,9% per l’istruzione terziaria, anche in questo caso rimanendo al di sotto della media Ocse, attestata all’1,1 nel 2023.

E’ vero che poi sono intervenuti gli investimenti del Pnrr, oltre all’aumento degli stipendi degli insegnanti grazie alla firma dei nuovi contratti. A proposito di insegnanti, il rapporto segnala altre tre anomalie; gli stipendi restano al di sotto della media Ocse: gli insegnanti della scuola dell’infanzia guadagnano in media il 36% in meno e quelli della scuola secondaria di primo grado il 33% in meno.

L’Italia ha una percentuale relativamente alta di insegnanti per i quali la scuola è una seconda scelta professionale: sono il 14,9% contro l’8,4% di media nei Paesi Ocse. Questo rende meno drammatico che altrove il problema della carenza degli insegnanti che invece risulta una delle emergenze nella maggior parte dei Paesi. L’Italia continua anche ad avere insegnanti relativamente anziani: un terzo (36 per cento) ha superato i 55 anni nel 2024, un dato comunque in calo di dieci punti rispetto al 2015. 

C’è un ultimo dato che andrà valutato con grande attenzione per la tenuta del sistema: l’inverno demografico. L’Ocse prevede che il numero di bambini di età compresa tra 5 e 14 anni in Italia diminuirà del 18% entro il 2033, il che significa una minore domanda di insegnanti se le politiche rimarranno invariate.

Ecco i principali aspetti emersi:

1. Stabilità lavorativa e intenzione di abbandono

  • Basso tasso di abbandono presunto: L’Italia registra una delle quote più basse in assoluto di insegnanti intenzionati a lasciare la professione: solo il 3% dei docenti tra i 30 e i 49 anni nella scuola secondaria di primo grado dichiara di voler cambiare lavoro nei successivi 5 anni.
  • Elevata fedeltà al posto di lavoro: Questo dato si inserisce in un contesto lavorativo generale caratterizzato da un’alta fidelizzazione, in cui il 49% degli occupati presenta un’anzianità di servizio di almeno 10 anni.

2. Età del corpo docente

  • Presenza elevata di docenti senior: L’Italia si conferma tra i Paesi dell’OCSE con la percentuale più alta di insegnanti di età pari o superiore a 55 anni nella scuola primaria e secondaria.

3. Retribuzioni e potere d’acquisto

  • Contrazione dei salari statutari di ingresso: Tra il 2015 e il 2025, i salari statutari iniziali per i docenti della scuola secondaria di primo grado sono diminuiti di oltre il 10% in termini reali, a causa di un tasso di inflazione superiore agli incrementi salariali nominali.
  • Calo degli stipendi effettivi: L’Italia è uno dei pochi Paesi OCSE in cui gli stipendi effettivi reali (actual salaries) sono calati a tutti i livelli di istruzione, evidenziando una riduzione di almeno il 3% in termini reali.
  • Livelli salariali statutari (in USD PPP 2025): Nella scuola dell’infanzia e primaria, gli stipendi statutari variano da 40.302 USD a inizio carriera, a 48.422 USD dopo 15 anni di servizio, fino a 58.758 USD al livello massimo.
  • Rapporto con la dirigenza: Nella scuola primaria, gli stipendi effettivi dei dirigenti scolastici italiani sono circa il triplo rispetto a quelli dei docenti.

4. Orario di lavoro e lavoro non d’insegnamento

  • Attività collegiali obbligatorie: Oltre all’orario di insegnamento prescritto, la normativa italiana prevede fino a 80 ore annue di lavoro collegiale programmato a scuola: fino a 40 ore per assemblee dei docenti, programmazione e colloqui con i genitori, e le restanti 40 ore per i consigli di classe.
  • Lavoro a tempo parziale tra i giovani: Tra gli insegnanti con meno di 30 anni, la percentuale di contratti part-time supera di oltre 15 punti percentuali la media registrata sull’intero corpo docente.

5. Spesa per studente e costi del personale

  • Riduzione della spesa per docente: Tra il 2015 e il 2023, la spesa per studente destinata alla retribuzione del personale docente nella scuola secondaria di secondo grado ha registrato un calo del 16,5%.
  • Impatto sul bilancio scolastico: Nella scuola secondaria di primo grado, la retribuzione dei docenti rappresenta l’87% della spesa corrente totale delle scuole, mentre la spesa complessiva per tutto il personale copre l’88%.

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