Una docente influencer è finalmente diventata di ruolo, e ha spiegato cosa significa esattamente questo passaggio ai microfoni de Il Corriere della Sera, parlando anche di vari aspetti che riguardano il mondo dell’insegnamento.
La docente, 106mila followers su Instagram, è stata precaria ben sette anni. “Non me ne rendo ancora conto. Dal punto di vista del sentirmi insegnante, non cambia nulla: lo ero prima e lo sono adesso, non avevo bisogno di vincere un concorso per dare valore a quello che faccio. Cambia invece la tranquillità psicologica ed economica. Un contratto a tempo indeterminato significa poter chiedere un mutuo, comprare una macchina senza le difficoltà di prima. E significa sapere che il prossimo luglio riceverò lo stipendio: da precaria, a luglio e agosto, non lo prendevo”, ha raccontato.
“Ho aspettato quattro anni prima che ci fosse un concorso e i primi due non li ho superati. Li ho raccontati sui social perché lì si tende a mostrare soltanto ciò che va bene. Dire pubblicamente ‘non ce l’ho fatta’ non è stato facile, ma mi hanno scritto tantissimi precari nella stessa situazione. È nata una comunità: condividere anche i fallimenti aiuta a sentirsi meno soli in un percorso che può essere pesante”, ha aggiunto.
Secondo la prof di scienze il lavoro del docente non è solo in cattedra, anzi: “È una convinzione molto diffusa. Ci sono colleghi che fanno il minimo indispensabile, come in tutte le categorie, ma ce ne sono tantissimi che tornano a casa e continuano a lavorare fino a sera: preparano lezioni, correggono verifiche, cercano attività nuove. È un enorme lavoro sommerso: se io a casa lavoro otto ore oppure mezz’ora, lo stipendio è lo stesso”.
“Non trovo giusto che chi si impegna per costruire lezioni diverse e accattivanti prenda quanto chi fa il minimo. Anche per questo è sbagliato parlare di ‘vocazione all’insegnamento’: insegnare richiede amore per quello che si fa e attenzione ai ragazzi, ma resta un lavoro e deve essere sostenuto e retribuito in maniera adeguata”.