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Prima Ora | notizie del 28 agosto

28.08.2026

Educazione finanziaria a scuola: come proteggere i giovani dalle trappole social

Educazione finanziaria: come colmare il vuoto che la scuola non riempie

  • Appena il 21% degli italiani ritiene di aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola;
  • Quasi un giovane italiano su tre ha contratto un debito per emulare lo stile di vita mostrato dagli influencer sui social;
  • Il consulente finanziario Andrea Riccardi fornisce gli strumenti per aiutare gli studenti a riconoscere un consiglio finanziario pericoloso.

Agosto 2026 – È uno dei dati più allarmanti dell’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, condotto su 20.000 consumatori in 20 Paesi europei: quasi un giovane italiano su tre ha contratto un debito per emulare lo stile di vita mostrato dagli influencer sui social. Sullo sfondo, appena il 21% degli italiani ritiene di aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola. Il consulente finanziario Andrea Riccardi, anche tutor di LeTueLezioni, fornisce consigli su come riempire questo vuoto scolastico.

Perché i giovani sono il bersaglio ideale 

Il problema, spiega Riccardi, nasce da un vuoto che la scuola non riesce a colmare e che contribuisce a far sí che molti giovani non posseggano le conoscenze finanziarie di base, diventando il pubblico ideale per chi promette scorciatoie. Per un docente, il modo più immediato di intervenire è prima di tutto aiutare gli studenti a riconoscere alcuni segnali ricorrenti sui social:

  • Il primo è l’ostentazione di uno stile di vita che cattura l’attenzione ma che non è sostenibile nè veritiero, quello che nel settore viene chiamato “hook” (gancio)
  • Il secondo è la promessa di velocità e semplicità che eludono
  • Il terzo è l’assenza totale di rischio nei contenuti

Per l’esperto, il punto su cui un docente può fare la differenza è proprio questo: aiutare lo studente a fare una domanda in più prima di fidarsi di un consiglio trovato online.

Il metodo delle cinque domande

Per aiutare i ragazzi a orientarsi, Riccardi ha messo a punto un metodo basato su cinque domande, pensato per essere un lavoro di riflessione collettiva in classe. Le domande riguardano la qualità delle spese quotidiane, il valore reale del proprio tempo, la coerenza tra le spese e i valori dichiarati, e quanti mesi si potrebbe sopravvivere se il reddito si azzerasse da un giorno all’altro. Proposto come esercizio individuale o in piccoli gruppi, questo metodo permette al docente di introdurre concetti di educazione finanziaria senza bisogno di competenze tecniche specifiche, semplicemente guidando la discussione.

La regola del 50/30/20

Sapere con esattezza quanto si spende è un principio che vale anche per chi non ha ancora un reddito proprio, osserva Riccardi. Per questo propone un modo pratico per introdurre il tema in classe, ovvero chiedere agli studenti di tracciare per qualche settimana le proprie spese, anche minime, per poi confrontarle con la regola del 50/30/20: metà per i bisogni, il 30% per i desideri, il 20% per risparmio. È un modo concreto per introdurre il concetto di budget senza dover insegnare economia, partendo da esempi che gli studenti vivono ogni giorno.

Il valore del tempo, non solo del denaro

Un aspetto che secondo l’esperto viene sottovalutato è il costo del proprio tempo. Portato in classe, questo esempio aiuta gli studenti a ragionare su scelte quotidiane, come capire se conviene passare ore a cercare uno sconto minimo o se è più sensato dedicare quel tempo altrove. È un modo semplice per introdurre un ragionamento economico partendo da situazioni che i ragazzi riconoscono, senza bisogno di terminologia tecnica.

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