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Aggiornato il 04.11.2025
alle 17:07

Educazione linguistica e letteraria: a Roma gli Stati generali. I riferimenti sono Don Milani, Mario Lodi e De Mauro [INTERVISTA]

Il 30 e 31 ottobre, presso l’Università La Sapienza di Roma, si sono svolti gli Stati generali dell’educazione linguistica e letteraria.
Si tratta di un evento culturale di grande rilievo e per questo ne parliamo con uno dei promotori, Giancarlo Cavinato, del Gruppo Nazionale Lingua del MCE.

Perché gli Stati generali della lingua?

L’evento è stato promosso da diverse 15 associazioni di studi linguistici e letterari (Giscel, SLI, l’ANILS, ADI e diverse altre organizzazioni) e da associazioni professionali (Cidi e MCE), che si propongono di ribadire l’efficacia e l’importanza per l’educazione in generale e per l’apprendimento linguistico in particolare dell’educazione linguistica democratica per la formazione della cittadinanza attiva come ha sottolineato più volte nei suoi interventi il professor Massimo Vedovelli, già preside dell’Università per stranieri di Siena.

Mi pare che sia un evento a cui queste associazioni stessero lavorando da tempo…

Proprio così.
Fin dal 2023  un gruppo di  associazioni impegnate nel campo dell’educazione linguistica e letteraria avevano costituito una rete di consultazione per definire le ‘invarianti’ della formazione linguistica e formulare proposte per un piano di aggiornamento dei docenti.
Si intendeva avviare un percorso comune di riflessione e confronto su temi quali: l’italiano in classe tra lingua e letteratura, l’apprendimento delle lingue straniere e dell’italiano per gli alunni e alunne con background migratorio, la trasversalità dell’educazione linguistica e letteraria, la formazione dei futuri docenti.

Immagino che abbiate lavorato molto anche in relazione alle Nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo. E’ così?

Per la verità già prima dell’uscita della bozza delle Indicazioni le associazioni avevano reagito con argomentazioni documentate alle accuse rivolte da diversi pensatori e polemisti a ‘pionieri’ dell’educazione attiva e democratica quali don Milani, Mario Lodi, Tullio De Mauro. A tali soggetti venivano attribuite le cause dell’insuccesso educativo (l’’illitteracy’) dei giovani italiani che, dalla somministrazione di prove internazionali (cfr. le prove P.I.S.A.) di lingua e matematica, non risultavano in grado di comprendere semplici testi o di scrivere in modo connesso e coerente.

Cosa è cambiato con la pubblicazione delle Indicazioni?

Le accuse si sono particolarmente intensificate in occasione dell’uscita delle ‘Nuove Indicazioni nazionali 2025’ ad opera della commissione Perla istituita dal Ministro dell’istruzione e del merito sostitutive delle precedenti Indicazioni 2012 integrate nel 2018 dal testo sui ‘nuovi scenari’, che il Ministro ha definito ‘opera di scervellati’.
Nel testo ‘Insegnare l’Italia’ di Loredana Perla e Ernesto Galli della Loggia che ha preceduto l’insediamento della commissione, le accuse rivolte in particolare a De Mauro sono state riprese e la professoressa Perla in un intervento di presentazione delle Nuove Indicazioni ha definito ‘infauste’ le Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica di cui De Mauro è stato ispiratore e il principale estensore.

I sostenitori delle Indicazioni ritengono che con il passare del tempo le competenze linguistiche dei giovani siano diminuite anche a causa di insegnamento troppo “spontaneistico”, poco attento allo studio della grammatica e alla lettura di testi “seri”. Cosa è emerso su questo nel corso degli Stati Generali?

Le associazioni non possono fare altro che constatare la “caduta” della “produzione” linguistica di molti ragazzi e ragazze dovuta proprio, viceversa rispetto a quanto affermano i sostenitori del ritorno a un insegnamento serio e non ‘spontaneistico’ delle norme grammaticali (assurte a modelli di comportamento civico etico), al mantenimento di un insegnamento trasmissivo e nozionistico.

Qual è adesso il vostro programma di lavoro?

Non c’è dubbio: è sempre più necessario un accurato lavoro di messa a punto dei fondamentali dell’educazione linguistica e letteraria in modo da offrire agli insegnanti spunti, suggerimenti e proposte di buone pratiche per un ‘empowerment’ educativo che sappia far fronte a pretese di un ritorno a una scuola del passato mnemonica e astratta.

Per realizzare un progetto di educazione linguistica democratica bisogna affidarsi anche ad un metodo democratico…

Esattamente, e infatti, nelle due giornate sono stati presentati e discussi i testi messi a punto nel corso di una lunga serie di incontri dei rappresentanti delle diverse organizzazioni suddivisi in cinque tavoli per affrontare i diversi aspetti: l’italiano come lingua 1, l’italiano L2, le lingue straniere, la trasversalità della lingua, la formazione degli insegnanti.
Ogni tavolo ha presentato il proprio elaborato che è stato analizzato e discusso con l’apporto di un discussant e successivamente dibattuto con i partecipanti.
Ricordiamo anche che è stato aperto anche un sito che mette a disposizione di tutti i materiali finora prodotti.

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