Con una accorata difesa delle motivazione del provvedimento da pronunciata dal relatore di maggioranza Rossano Sasso (Lega) si è concluso poco fa il primo tempo della “partita” sulla educazione sessuale nelle scuole del primo e secondo ciclo.
Il deputato leghista non ha avuto nessun dubbio è ha fatto riferimento ai sacri valori della tradizione italica: “Per la mia generazione, il mio gruppo, ma penso tutti i colleghi del centrodestra, “Dio, Patria e famiglia” non è soltanto uno slogan: è un credo, è un credo che guida la nostra azione politica per l’amore e la difesa dei valori di Dio, per l’amore e la difesa dei valori della patria, per l’amore e la difesa dei valori della famiglia e, finché gli italiani ce lo consentiranno, noi andremo avanti”
Meno veemente la difesa del ddl da parte di Forza Italia che, per bocca di Rosaria Tassinari: “Il provvedimento in esame non intende negare o rimuovere l’importanza dell’educazione affettiva e sessuale, né tantomeno, come maggioranza, accettiamo il tentativo fatto di rappresentare questa proposta come un divieto di educazione sessuale nelle scuole. Nulla di più lontano dalla realtà. Il testo afferma con chiarezza che nelle scuole i percorsi educativi su questi temi potranno essere attivati ma previo consenso delle famiglie, e ciò perché si tratta di ambiti che toccano la sfera intima, affettiva e valoriale della persona e che meritano quindi di essere affrontati in un contesto di piena condivisione”.
“Per quanto riguarda invece la scuola primaria – ha aggiunto Tassinari – la proposta si limita a riconoscere che a quell’età non sempre sussistono la maturità e la consapevolezza necessaria per affrontare certi argomenti in modo adeguato, fuori dall’ambito familiare. Non è un divieto ma è una scelta di prudenza e responsabilità; non è una chiusura ma una forma di tutela”.
Per Maria Elena Boschi (Italia Viva) il disegno di legge “mette indietro le lancette dell’orologio del nostro Paese. È una legge anacronistica ed è una legge anche antiscientifica perché si propone di vietare l’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria – cosa che oggi invece è comunque possibile nell’ambito dell’autonomia scolastica – e di sottoporre al consenso dei genitori, fintanto che gli studenti non raggiungeranno la maggiore età, l’insegnamento di questa materia nell’ambito della scuola secondaria di primo e secondo grado. Ciò è in controtendenza con quello che avviene nel resto d’Europa”.
A proposito del richiamo alla “sacralità” della famiglia Irene Manzi (PD) è intervenuta per contestare proprio uno dei capisaldi del ddl: “Voi dite che lo fate in nome della famiglia, e allora vi dò un dato: l’80 per cento delle famiglie italiane è favorevole all’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, proprio a partire dalla scuola primaria. E si tratta di una maggioranza trasversale che smentisce automaticamente quella che è la vostra narrazione”.
Ed ha concluso con l’annuncio che la “battaglia” proseguirà senza sosta: “Continueremo a dirvi tutto questo, dentro e fuori quest’Aula, in ogni occasione utile, parlando, confrontandoci con quanti là fuori, ora e sempre, hanno ascoltato e continueranno a farlo, perché oggi si chiude una prima tappa ma il percorso e la battaglia per una scuola inclusiva, equa e democratica per noi continuerà sempre”.