Breaking News

Eduscopio: se i risultati dei quadriennali non appaiono confortanti, non sarebbe opportuno un ripensamento?

Pasquale Almirante

Secondo quanto emerge dalla edizione di Eduscopio di quest’anno, la piattaforma della Fondazione Agnelli, i risultati dei diplomati quadriennali sono inferiori a quelli di chi prende la maturità nei classici cinque anni.

Dunque, seppure con tute le perplessità che questo metodo di indagine contiene, si dimostra che i nostri ragazzi hanno bisogno di più scuola, più istruzione, maggiore coinvolgimento nella cultura e soprattutto di maestri preparati e colti.

È d’altra parte lo stesso Gavosto a smentire il fatto che “nella maggior parte dei paesi europei la scuola secondaria finisca a 18 anni, come talvolta si afferma” e che aveva dato la giustificazione per avviare i percorsi sperimentali di quattro anni“.

E dunque, se si vuole dare credito alla indagine della Fondazione, con tuti i suoi limiti,  sarebbe opportuno  un  ripensamento complessivo, lasciando i corsi di cinque anni per la secondaria superiore. E in modo particolare l’istruzione tecnico- professionale.

Né d’altra parte, come spesso succede nelle sperimentazioni che si attuano nella scuola, compresi gli esiti dei tanti progetti Pon che si implementano, si è arrivati a una verifica seria di ciò che si è fatto, come del resto si teme possa accadere con la nuova filiera  tecnologico-professionale “4+2”, che a partire dall’anno scolastico 2026-2027 supererà la fase sperimentale per diventare un nuovo ordinamento stabile del sistema nazionale di istruzione e formazione.

Anche su questo fronte  occorrerà valutare gli esiti con scrupolosa intelligenza e attenzione per evitare sbagli che si possono ripercuotere sul futuro stesso dei nostri giovani, mentre urge una riforma della formazione tecnica e professionale, come da più parti è sollecitato.

Ma per fare questo, occorrerebbe pure il coinvolgimento di tutte le componenti politiche di cui dispone la nostra democrazia, compresi tecnici e specialisti della materia, per evitare appunto, come spesso succede, che ogni ministro che viene si sente in dovere di cambiare o  abolire tutto ciò che il suo predecessore ha fatto, lasciandosi prendere dalle ideologie di cui il suo partito è espressione. 

I precedenti su questo discorso sono lunghi e illustri: dalla Riforma Berlinguer alla controriforma Moratti al cacciavite e pinza di Fioroni alle cancellazioni di interi corsi della Gelmini alle sperimentazioni di Profumo, comprese le stasi successive dovute al Covid e agli aggiustamenti, se tali si possono chiamare, degli altri ministri all’istruzione che si sono succeduti.

E tutto ciò, mentre si fa sempre più urgente una riforma complessiva della secondaria di primo grado.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate