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25.09.2026

“Ero un alunno che non parlava italiano, oggi sono docente e insegno la scienza dello stare insieme”: la lezione del prof. Diouf – INTERVISTA

“La polemica politica non mi interessa. Per me ciò che conta sono gli studenti, e come assicurare loro un percorso di studi più completo e soddisfacente possibile, sia sul piano didattico che personale. Com’è stato il mio, che da studente Nai (Neo Arrivato in Italia, n.d.r.), con impegno e sacrificio, mi ha permesso di diventare docente“. Abdou M. Diouf, docente insegnante di matematica e scienze in una secondaria di primo grado in provincia di Piacenza, commenta così l’approvazione del decreto legge sulla scuola, che ha introdotto – tra le altre cose – il tetto massimo del 30% agli studenti stranieri non italofoni. Un provvedimento annunciato nelle scorse settimane dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e rivendicato anche dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

No alle semplificazioni storiche

Secondo Diouf un paragone con la situazione vissuta da lui sui banchi è impossibile. “Parliamo di due momenti storici completamente diversi”, spiega. “Trent’anni fa, nelle scuole, gli stranieri per classe eravamo al massimo due, a volte tre. Il numero di immigrati era ridotto, e non c’era l’esigenza di introdurre un tetto del genere”. Per il docente ogni aspetto va contestualizzato, anche in chiave urbanistica. “Se un determinato quartiere è abitato prevalentemente da persone con background migratorio, è del tutto naturale che la presenza di alunni stranieri nelle scuole della zona sia più elevata. Inoltre, non tutti gli studenti stranieri hanno difficoltà con l’italiano. Occorre valutare il contesto reale, anziché limitarsi a dire che la presenza di studenti stranieri rallenta la didattica”.

Gli strumenti per l’integrazione

Le soluzioni per fare tutto ciò, chiarisce Diouf, esistono già. “Ad esempio disponiamo della classe di concorso A-23, specifica per l’insegnamento dell’italiano agli alunni stranieri”, ricorda. “Una misura efficace sarebbe potenziare questa fascia di docenti e inserirne un numero maggiore negli istituti scolastici, in modo da aiutare i ragazzi stranieri ad apprendere rapidamente la lingua, che costituisce la barriera principale per loro”. In una delle sue classi a Piacenza, sottolinea l’insegnante, c’è un’alunna Nai. “Utilizziamo strumenti tecnologici per comunicare, e poi i suoi compagni di classe le si affiancano per aiutarla appena terminano i propri esercizi. Lo fanno spontaneamente, ma il nostro compito come docenti è spronarli a farlo. Così l’integrazione e l’apprendimento linguistico avvengono in tempi molto più brevi“.

Il metodo didattico di Diouf

Diouf parla anche del metodo didattico che vorrebbe mettere in campo. “Come docente vorrei stimolare la curiosità dei ragazzi, abituarli a soffermarsi sulle cose senza esprimere giudizi affrettati su cose o persone”, rivendica. “La mia materia, la matematica, spesso è considerata ostica, ma durante la prima settimana di lezione mi sono dedicato a mostrare agli studenti la bellezza di questa disciplina, sfatando il mito della sua eccessiva complessità”. Il concetto chiave è andare avanti un passo alla volta. “Cerco di sensibilizzare l’intero gruppo classe sull’importanza di rallentare i ritmi, per fare in modo che nessuno rimanga indietro. I bambini che finiscono prima le consegne mi chiedono spontaneamente di poter aiutare i compagni in difficoltà. Tra i ragazzi non esistono le barriere che costruiscono gli adulti”.

L’importanza dell’inclusione

Un approccio naturale all’inclusione e al rispetto, quello dei giovanissimi, che gli insegnanti dovrebbero sollecitare e stimolare. “Fin dai primi giorni di scuola ho tenuto alcune lezioni dedicate alla ‘scienza dello stare insieme’, ossia le regole fondamentali di convivenza civica e rispetto reciproco”. Tornando al tema dell’integrazione tra lingue e culture diverse, per il professor Diouf è fondamentale per formare i cittadini del domani, andando oltre le polemiche politiche quotidiane. “Nella mia esperienza da studente ho potuto conoscere culture di tutto il mondo rimanendo seduto al mio banco, grazie ai compagni che hanno condiviso le loro storie ed esperienze di vita. Tutto questo”, conclude il docente, “rappresenta un arricchimento straordinario e una vera e propria apertura verso l’esterno”.

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