L‘Aeroporto di Catania è nuovamente chiuso a causa dell’eruzione dell’Etna: settimo giorno di disagi per i passeggeri dello scalo internazionale, in un momento davvero cruciale per fuorisede e vacanzieri.
I giorni precedenti al Ferragosto sono infatti molto concitati anche e soprattutto per chi lavora fuori casa. Ci sono, ad esempio, molti docenti fuorisede che vivono al Nord che scelgono di passare il Ferragosto con la famiglia nel Mezzogiorno e che magari hanno prenotato un volo proprio questa settimana e proprio con atterraggio previsto nella città etnea.
Lo scalo catanese, intanto, a causa della cenere vulcanica è stato chiuso da oggi almeno fino alle ore 16 di domani, 13 agosto. Questo avviene, come ricorda Il Corriere della Sera, dopo ben sette giorni di voli cancellati, ritardi, deviazioni sugli scali di mezza Sicilia, che certo non brilla per collegamenti interni.
Secondo le prime stime, scrive il quotidiano, solo a Palermo sono stati deviati 190 voli, e a pagarne le conseguenze sarebbero stati 30 mila passeggeri. Anche Trapani e (fino a ieri sera) Comiso le “vie di fuga”. La cenere, infatti, aveva costretto alla chiusura anche di quest’altro scalo, che poi è stato riaperto in tarda mattinata.
Da Catania, raggiungere Palermo e Trapani e viceversa, non è affatto semplice: bus pieni, auto a noleggio introvabili, poche navette e taxi carissimi. Stanno girando sui social moltissime immagini di passeggeri costretti a bivaccare e a riposare dentro gli aeroporti, in condizioni precarie viste anche le alte temperature che stanno flagellando l’isola.
Questo è solo un esempio dei vari disagi che provano i docenti fuorisede nella loro pelle. Si rivolge a loro un appello del Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani, che ha fatto una precisa proposta alle istituzioni.
Ecco uno stralcio del comunicato del Cnddu: “A parità di inquadramento, anzianità e trattamento retributivo, chi presta servizio stabilmente lontano dalla propria residenza può essere chiamato a sostenere un secondo canone di locazione, utenze, trasporto locale, collegamenti ferroviari o aerei e spese periodiche necessarie per raggiungere il proprio nucleo familiare. Una parte del reddito viene pertanto assorbita non da autonome scelte di consumo, ma da oneri direttamente connessi alla localizzazione della prestazione lavorativa.
Si determina così un differenziale tra retribuzione nominale e reddito professionale effettivamente disponibile, riconducibile a quello che il CNDDU propone di definire costo professionale della distanza. Il sistema scolastico beneficia della mobilità necessaria a compensare gli squilibri territoriali nella distribuzione del personale, mentre il relativo onere economico rimane prevalentemente internalizzato dal lavoratore.
La risposta non può consistere nell’introduzione di differenziazioni territoriali dello stipendio. Il valore economico e professionale della funzione docente deve rimanere nazionale. Occorre invece distinguere la remunerazione della prestazione dal costo necessario per renderla, riconoscendo il differenziale economico prodotto dalla mobilità senza alterare l’uniformità del trattamento fondamentale.
Per questa ragione il CNDDU propone di sottoporre a uno studio tecnico l’introduzione, per i docenti di ruolo fuori sede, di un Coefficiente di compensazione della mobilità professionale, determinato attraverso parametri oggettivi e verificabili quali distanza dalla residenza, tempi di percorrenza, costo dell’abitazione nella sede di servizio, accessibilità dei collegamenti, incidenza delle spese documentabili sul reddito e durata continuativa del servizio di ruolo prestato fuori sede.
Proprio la durata dovrebbe costituire l’elemento maggiormente innovativo. Una permanenza limitata non produce gli stessi effetti economici di una condizione protratta per cinque, dieci o quindici anni. Con il trascorrere del tempo si cumulano i costi abitativi e di trasporto, si riduce la capacità di accumulazione del risparmio e aumenta l’esposizione del reddito familiare alle variazioni dei prezzi.
Il coefficiente potrebbe pertanto tradursi in un’indennità compensativa progressiva per fasce di permanenza, entro un limite massimo predeterminato e senza modificare strutturalmente lo stipendio tabellare. Soglie di accesso, massimali, requisiti oggettivi e verifiche periodiche renderebbero la misura selettiva e finanziariamente programmabile, con cessazione dell’indennità al momento del rientro nel territorio di residenza o del venir meno dei relativi presupposti.
La compensazione economica non dovrebbe, tuttavia, trasformarsi nello strumento attraverso il quale rendere sostenibile a tempo indeterminato la lontananza. Alla progressività economica deve corrispondere una progressività della tutela nelle procedure di mobilità. Il CNDDU ritiene pertanto necessario che l’anzianità continuativa di servizio di ruolo fuori sede acquisisca una specifica rilevanza nelle procedure di riavvicinamento al territorio di residenza”.