Saranno stati i ricordi della fanciullezza o l’emergere dall’inconscio di visioni perdute, sarà stata la riscoperta inaspettata di un ‘preistorico’ e caro libro delle elementari o il desiderio, a volte può capitare nell’avanzare degli anni, di rimembrare le scuole dell’infanzia e gli anni delle primarie a far riaffiorare e rivivere con dolce nostalgia, nella mente dei docenti (e non solo), anche quella giovanissima, emozionante, ansiosa e sana esperienza dell’esame di quinta elementare (ormai da tempo abolito).
Non solo a riviverla ma, nella delicata e spesso caotica situazione scolastica attuale, a riconsiderarla (ora, dopo anni di insegnamento) nella sua unicità e validità formativa ed educativa. Un’esperienza da non far restare nell’oblio o nel solo ricordo, al contrario da rinnovare e ripristinare.
Ecco allora, condivise sui ‘social’, le loro ‘ricordanze’, i pareri più che positivi sull’esame di quinta elementare (e non dimentichiamo quello di seconda!) e la loro proposta (il desiderio), di reinserirlo al più presto, cancellando quella ‘squallida’ legge del 2003 che ne ha decretato, con conseguenze negative per gli alunni (e non solo), la triste morte.
Ahimè! Temo che tale desiderio sia destinato a non vedere mai la luce (poco più o poco meno di un sogno, anche se ‘in spem contra spem’), sia perché per attuarlo bisognerebbe rivedere tutto il sistema della scuola primaria (struttura, metodi, regole, programmi), cosa impossibile, sia perché ormai appare oltremodo difficile tornare indietro (molte volte, però, per andare avanti bisognerebbe recuperare, pur nel rinnovamento, il passato), sia, infine (il fatto più preoccupante), perché da non poco tempo autorevoli voci di illuminati e seguiti ‘soloni’ della scuola, vorrebbero togliere ogni esame e non solo, magari eliminare anche gli scrutini finali ‘di passaggio’ per mandare tutti avanti (che se lo meritino o no, recupereranno in seguito, forse).
E se avessero ragione loro. Perché dobbiamo sottoporre questi poveri ragazzi (tutti così fragili e deboli, a detta loro. Ma è possibile questo? Proprio tutti?) a duri e probanti esami che rischierebbero di indebolirli e di estenuarli con ansie, nervosismi, affanni, angosce, inquietudini e una tensione direi quasi distruttiva? Siamo proprio dei ‘sadici’ a mettere nel cammino degli studenti, pericolosi ostacoli e ingegnosi impedimenti destinati soltanto a farli soffrire, logorare, consumare, usurare (e a non farli crescere), ingegnosi e insidiosi impedimenti che possono generare in loro (se l’esito conclusivo non andasse bene o, seppur positivo, non rispondesse alle loro ambizioni o alla loro superbia) depressione, disistima e un incurabile senso di fallimento.
Meglio evitare questi percorsi di formazione con prove finali, meglio non appesantire i fanciulli con pesanti e inutili fardelli. L’idea che, a partire da bambini, gli esami conclusivi di ogni ciclo scolastico (i doverosi e naturali ‘riti’ di passaggio) possano fortificare gli allievi (anche se gli esiti non fossero completamente positivi) e prepararli, sempre aiutati dai docenti, a mettersi alla prova, a sfidare gli ostacoli, a non fermarsi nelle salite, a prefissarsi degli obiettivi (ora nella scuola, poi nella vita), insomma a diventare persone mature e preparate, ebbene questa idea sembra ormai obsoleta. Appare più efficace costruire, per loro, percorsi pianeggianti e comodi, magari in leggera discesa, senza gravarli troppo di apprensioni, timori, assilli o fastidi inutili, anzi dannosi.
Del resto anche gli esami ancora esistenti (terza media e quinta superiore, fino a quando?) non presentano, alla fine (se vogliamo essere onesti) grandi pericoli, tutti (o il 99,9%) sono ‘tacitamente’ promossi già prima di iniziare l’esame. Allora sarebbe meglio abolirli questi ‘insensati’ esami (affermano molti ‘maestri della formazione’) e valutare soltanto il percorso scolastico. Forse questi ‘saggi’ colgono nel segno se consideriamo, per esempio, che i crediti scolastici con cui ci si presenta all’esame di Stato, costituiscono già gran parte dell’esame (se poi sono alti al colloquio si può fare anche scena muta, la promozione è comunque assicurata). Ugualmente per gli scrutini alla fine di ogni anno scolastico. Promuoviamo tutti (mantenendo, almeno questo, una scala di valori che distingua i bravi dai ‘meno bravi’)! Perché ‘umiliare’ con una bocciatura o rimandatura? Recupereranno dopo (ne siamo sicuri?). Niente bocciature e neppure rimandature (che spesso farebbero soltanto bene), basta il dialogo, il confronto, il capire ‘insieme’ perché si sbaglia, l’incoraggiamento generale e generico, la fiducia incondizionata per curare ogni ‘fragilità’. Così semplice la soluzione! Invero queste modalità didattiche sono necessarie, ma non bastano, non illudetevi. E di fronte a tali cambiamenti qualcuno vorrebbe ritornare all’esame di quinta elementare (quanto sarebbe utile!)? Solo un’illusione, una nostalgia estiva. Nella situazione presente possiamo ritenerci soddisfatti se manterranno gli esami ancora esistenti (con tutti i loro limiti). Questa è l’unica preghiera che si può rivolgere al ‘potere’. Mantenere, non abrogare più nulla. Se poi si reinserissero, con intelligenza, alcuni criteri del passato per conferire agli esami un minimo di severità e serietà in più… Ma questo è pretendere troppo.
Andrea Ceriani