L’avvento della stagione estiva evidenzia – specie per umidità e temperature – l’inefficienza strutturale degli edifici scolastici in Europa, dei quali oltre un terzo sono stati realizzati con tecnologie da ritenersi superate (anni ’60 del secolo scorso). L’aumento medio, su base annuale, delle temperature medie in alcuni emisferi del globo induce sì ad una riflessione collettiva circa le effettive responsabilità e soluzioni, ma evidenzia la necessità, alla pari di quanto accade con l’edilizia privata, di un ammodernamento sistematico delle strutture scolastiche. Il paese capofila dell’iniziativa è il Regno Unito, oramai da oltre un lustro colpito prematuramente da ondate di caldo africane, specie a meridione, condividendo con l’Europa Continentale afa, alti tassi di umidità che rendono di fatto impossibile la frequentazione degli edifici in oggetto. Lo scandalo del RAAC dello scorso biennio – ovvero cemento autocrivellato ritenuto non conforme a direttive tecnologiche e sanitarie – ha riportato l’attenzione dei cittadini britannici sullo stato degli edifici pubblici.
Nel contesto della terza ondata di caldo che ha colpito il Regno Unito, con temperature previste fino a 33 °C a Londra, le scuole sono state invitate ad adottare misure per proteggere gli alunni. L’UK Health Security Agency ha emesso un’allerta gialla valida fino al 15 luglio, segnalando rischi significativi per la salute dei soggetti più vulnerabili e per il sistema sanitario. In risposta, diverse associazioni, tra cui WWF e Learning through Landscapes, hanno esortato le istituzioni scolastiche a tenere gli studenti al chiuso durante le ore più calde e a rivedere l’organizzazione degli spazi, promuovendo l’uso di aree ombreggiate e naturali. Le alte concentrazioni di raggi UV e pollini previste per il fine settimana rafforzano la necessità di interventi immediati, anche alla luce di episodi recenti in cui il caldo ha causato malori durante eventi pubblici, come accaduto a Wimbledon nel 2015. Qui, le attuali finali si preannunciano come le più calde di sempre, con partite posticipate e nuove misure di sicurezza per spettatori e partecipanti.
Tuttavia, molte scuole del Regno Unito risultano strutturalmente inadeguate ad affrontare tali condizioni climatiche. Gran parte degli edifici scolastici risale agli anni ’50 e presenta cortili e aree gioco pavimentati con materiali artificiali come asfalto, gomma o erba sintetica, che trattengono il calore e creano vere e proprie isole termiche. Questi materiali, oltre a essere inadatti sotto il profilo termico, sono anche impermeabili, aumentando il rischio di allagamenti durante piogge improvvise e intense. Le associazioni ambientaliste chiedono un aggiornamento delle normative edilizie scolastiche, con la sostituzione progressiva di queste superfici con elementi naturali. Secondo Rosalind Mist, del WWF, l’introduzione di vegetazione rappresenta una soluzione semplice, economica e ad alto impatto positivo: migliora la qualità ambientale, la concentrazione, la salute mentale e il benessere generale degli studenti. Nonostante ciò, gli investimenti pubblici destinati a rendere le scuole più resilienti al cambiamento climatico restano ancora limitati nel Regno Unito. Una situazione analoga si riscontra anche in Italia, dove, pur in presenza di fondi europei come quelli del PNRR destinati all’edilizia scolastica, gli interventi sono spesso frammentati e orientati più all’efficienza energetica invernale che alla protezione dal caldo estremo. Intanto, il periodo marzo–giugno è stato il più secco dal 1893, con riserve idriche sotto la media in molte aree. Nello Yorkshire è già in vigore un divieto sull’uso dei tubi da giardino, con multe fino a £1 000, che potrebbe restare attivo fino all’inverno in assenza di piogge rilevanti.