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05.01.2026

Fake news, in Finlandia si impara a scuola a riconoscerle già dalla primaria: e in Italia?

Le fake news sono uno dei più grandi problemi del nostro tempo. In Finlandia gli studenti imparano a riconoscerle già da piccoli, tra i banchi di scuola. In un servizio andato in onda oggi, 5 gennaio, su TgR Leonardo, è stato spiegato in che modo.

Le parole di un docente

Un docente ha raccontato che parla di disinformazione ai suoi alunni dal primo anno della scuola primaria. “Abbiamo iniziato spiegando cosa sono le notizie e da lì abbiamo approfondito sempre di più. Ora stiamo studiando come riconoscere foto o video realizzati con l’IA”.

L’obiettivo

L’obiettivo è orientarsi nel mondo informativo. Già dalla scuola dell’infanzia i bambini imparano a familiarizzare con Internet e con i media. Si insegna a chiedersi non solo cosa si sta vedendo, ma anche chi lo mostra e in quale contesto. L’educazione ai media in Finlandia è intesa come competenza civica fondamentale.

“Il caso finlandese, primo al mondo per alfabetizzazione mediatica e fiducia nei giornalisti, dimostra che è possibile costruire una società resiliente alla disinformazione attraverso un sistema educativo coordinato, efficace e lungimirante. L’educazione ai media in Finlandia è una componente essenziale dei curricoli scolastici sin dalle elementari, integrata trasversalmente nelle materie e radicata nella cultura familiare. Non si tratta soltanto di insegnare a riconoscere le fake news, ma di formare cittadini capaci di vivere lo spazio pubblico digitale con senso di responsabilità e competenze socio-cognitive adeguate”.

Così il professor Francesco Pira, associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi, Presidente dell’Osservatorio sulle Fake News di Confassociazioni che da anni studia il fenomeno della disinformazione e che nel volume di cui è coautore Giornalismi. La difficile convivenza con fake news e misinformation, (Libreria Universitaria) scritto insieme ad Andrea Altinier, ha elaborato l’Esagono delle fake news, un modello che individua sei caratteristiche fondamentali che rendono le notizie false così pervasive: appeal, viralità, velocità, crossmedialità, flusso e forza. Le fake news non sono infatti anomalie, ma elemento costitutivo di un ecosistema comunicativo regolato da logiche algoritmiche e dinamiche emotive, dove la verità spesso cede il passo all’engagement e alla polarizzazione.

“In questo scenario, il ruolo di una buona educazione che sia ben comunicata è oggi più che mai cruciale – prosegue il sociologo Pira –  intesa come processo dialogico e trasformativo che deve affermarsi come pratica educativa diffusa, capace di integrare media education, educazione civica e cittadinanza digitale. Una comunicazione educativa di qualità non si limita a trasmettere competenze tecniche, ma promuove consapevolezza emotiva, affidabilità nelle relazioni e una costruzione condivisa del significato.

E continua: “Questo percorso coinvolge studenti, docenti, famiglie e operatori dell’informazione, ed è in grado di contrastare la ‘datificazione dell’esperienza’ (Shoshana Zuboff) — cioè quel processo attraverso cui ogni aspetto della vita quotidiana viene convertito in dati, monitorato e spesso utilizzato a fini predittivi e commerciali dalle grandi piattaforme digitali. In tale contesto, l’individuo rischia di essere ridotto a una mera somma di comportamenti tracciabili e manipolabili. La buona educomunicazione, al contrario, restituisce centralità all’essere umano come soggetto consapevole, responsabile e capace di interpretare, valutare e rielaborare le informazioni, riaffermando il valore dell’autonomia personale e dell’impegno sociale nell’ambiente digitale. A tal fine, è fondamentale promuovere iniziative come le ‘Scuole per Genitori’, percorsi di formazione continua e progetti interdisciplinari che favoriscano il dialogo tra scuola, famiglia, università, media pubblici e istituzioni. Solo così potremo consolidare una cultura diffusa della verifica, del fact-checking, della qualità informativa e della responsabilità etica, pilastri imprescindibili per una partecipazione democratica consapevole e attiva”.

“La buona educomunicazione rappresenta la reale alternativa alla passività algoritmica. Non basta denunciare la disinformazione: occorre dotare i cittadini degli strumenti necessari per riconoscerla, decostruirla e sostituirla con narrazioni fondate sulla realtà, sul dialogo e su un’etica della comunicazione condivisa. La democrazia informativa si difende con pensiero critico, conoscenza e intelligenza collettiva. Solo così – conclude il professor Pira – sarà possibile contrastare l’industria della menzogna e ricostruire la fiducia, senza la quale non può esistere una cittadinanza realmente partecipativa”.

Educazione Civica e fake news

Nelle nuove linee guida di Educazione Civica pubblicate nel settembre del 2024 si fa cenno al contrasto delle fake news, inserito come obiettivo di apprendimento nella scuola secondaria di I grado. In particolare si parla di “conoscere ed evitare i rischi per la salute e le minacce derivanti dall’uso di tecnologie digitali: dipendenze connesse alla rete e al gaming, bullismo e cyberbullismo, atti di violenza on line, comunicazione ostile, diffusione di fake news e notizie incontrollate”.

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