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06.08.2026

Famiglia nel bosco, atti di autolesionismo da parte di uno dei bimbi: “Disagio che non riesce a dire a parole”

Mentre si attende la decisione dei giudici in merito al caso della famiglia nel bosco e ad un possibile ricongiungimento con i genitori, ci sono notizie del tutto negative in merito ai bambini.

Dal 20 luglio in poi i giudici potevano esprimersi sul caso, ma ancora nulla. Come riporta Il Messaggero, purtroppo uno dei bambini avrebbe iniziato a compiere atti di autolesionismo; in particolare si sarebbe procurato morsi nelle mani.

Secondo gli specialisti, questi comportamenti possono rappresentare una modalità attraverso cui il minore tenta di esprimere un disagio che non riesce a verbalizzare. Un linguaggio del corpo che sostituisce le parole, spesso in contesti segnati da esperienze traumatiche o da situazioni di forte instabilità emotiva. Il documento dei due periti di parte riporta “evidenti manifestazioni cliniche riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento, osservabili sul piano emotivo, comportamentale e relazionale. Tali manifestazioni indicano che l’esperienza di separazione dal loro contesto familiare di origine non rappresenta un rischio meramente potenziale, ma ha già prodotto un impatto significativo e lesivo sul loro equilibrio psicologico”.

Nel frattempo c’è da ricordare che da qualche giorno la coppia si è trasferita in una nuova casa, per due anni.

La filosofia dei coniugi

Resta aperto il nodo dell’istruzione. Per i tre figli abituati all’homeschooling, potrebbe essere decisa l’iscrizione alla scuola pubblica. Il nuovo difensore dei coniugi, l’avvocato Simone Pillon, ha affermato: “Loro dicono che i bambini non devono stare coi loro pari quando sono piccoli, ma con gli adulti, perché questi hanno una capacità educativa maggiore. Da qui l’idea che i figli debbano stare soprattutto con i genitori per apprendere un modello senza bisogno di rimproveri o premi. E noi invece che cosa facciamo?”, prosegue l’ex senatore.

“Lasciamo i nostri figli per 3 o 4 ore davanti alla televisione, un paio di ore davanti al tablet, 4-5 ore a scuola. Dopodiché, quando non fanno quello che gli diciamo, li puniamo. È il modo corretto di educare questo? O forse sarebbe più corretto starci 24 ore al giorno, come fanno Nathan e Catherine?”.

Iscritti alle elementari, ma la madre vuole la scuola a casa

Come riporta Repubblica, i tre bambini hanno superato a fine giugno gli esami di idoneità e sono formalmente pronti per affrontare il prossimo anno scolastico: i due più piccoli entreranno in seconda elementare, la maggiore in quarta. Ma su quale tipo di scuola frequentare si consuma l’ultimo scontro. La tutrice è convinta che solo la scuola statale possa garantire ai fratelli di recuperare le lacune certificate e di crescere a contatto con i coetanei. La madre, al contrario, preme per la scuola parentale integrata da una piattaforma online. Una posizione che i giudici sembrano non intenzionati ad accettare come condizione sufficiente per il ricongiungimento familiare.

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