Si attendono importanti novità sul caso della famiglia nel bosco. Come riporta Il Messaggero, dal 20 luglio in poi i giudici potrebbero esprimersi sul caso e, come sperano i genitori, potrebbero deliberare il ricongiungimento dei piccoli ai loro genitori, allontanati da loro dallo scorso novembre.
Resta però aperto il nodo dell’istruzione. Per i tre figli abituati all’homeschooling, potrebbe essere decisa l’iscrizione alla scuola pubblica. Il nuovo difensore dei coniugi, l’avvocato Simone Pillon, ha affermato: “Loro dicono che i bambini non devono stare coi loro pari quando sono piccoli, ma con gli adulti, perché questi hanno una capacità educativa maggiore. Da qui l’idea che i figli debbano stare soprattutto con i genitori per apprendere un modello senza bisogno di rimproveri o premi. E noi invece che cosa facciamo?”, prosegue l’ex senatore.
“Lasciamo i nostri figli per 3 o 4 ore davanti alla televisione, un paio di ore davanti al tablet, 4-5 ore a scuola. Dopodiché, quando non fanno quello che gli diciamo, li puniamo. È il modo corretto di educare questo? O forse sarebbe più corretto starci 24 ore al giorno, come fanno Nathan e Catherine?”.
Come riporta Repubblica, i tre bambini hanno superato a fine giugno gli esami di idoneità e sono formalmente pronti per affrontare il prossimo anno scolastico: i due più piccoli entreranno in seconda elementare, la maggiore in quarta. Ma su quale tipo di scuola frequentare si consuma l’ultimo scontro. La tutrice è convinta che solo la scuola statale possa garantire ai fratelli di recuperare le lacune certificate e di crescere a contatto con i coetanei. La madre, al contrario, preme per la scuola parentale integrata da una piattaforma online. Una posizione che i giudici sembrano non intenzionati ad accettare come condizione sufficiente per il ricongiungimento familiare.