Fulmine a ciel non proprio sereno sul caso della famiglia nel bosco: come abbiamo scritto, ieri i bambini della coppia anglo-australiana che viveva in un bosco, in Abruzzo, senza servizi primari, sono stati trasferiti dalla struttura in cui sono stati collocati lo scorso novembre, dopo essere stati allontanati dai genitori.
I piccoli sono stati anche separati dalla madre, che poteva dormire con loro nella struttura. “La persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”, scrive il Tribunale dei Minori, come riportato da Il Corriere della Sera.
Nelle ultime settimane i bambini avrebbero avuto un atteggiamento di maggiore ostilità verso maestra e assistenti sociali. In particolare, dopo una visita di alcuni amici di famiglia, si sarebbe verificato il punto di rottura: “Dopo di allora si è constatato nei tre minori un maggiore nervosismo: hanno iniziato a fare dei veri e propri atti distruttivi, buttando vasi con terra, scarabocchiando muri e armadi, aprendo continuamente rubinetti d’acqua esterni, arrampicandosi su alberi e cancelli, mettendo in disordine spazi comuni, tutti comportamenti spiegati dalla madre con il loro profondo malessere”.
La madre dei piccoli vorrebbe per i suoi figli un percorso formativo a partire dai 7 anni: inoltre è sufficiente un suo cenno perché, ad esempio, il più piccolo, chiuda il libro in classe e si distragga con atteggiamento di sfida: “Alla condotta materna ha simmetricamente corrisposto quella dei figli che se prima dialogavano serenamente con tutrice e curatrice, nell’ultimo periodo hanno preso a rifiutare ogni contatto, limitandosi a chiedere di rientrare a casa. La non è intervenuta per fermare o richiamare i figli ma ha riferito che il loro atteggiamento è solo colpa nostra e si è allontanata”.
Sul caso, ancora una volta, si è aperto un ampio dibattito. Ad intervenire anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è esposta sui social: “Le ultime notizie che riguardano la ‘famiglia nel bosco’, mi lasciano senza parole.
Dopo aver deciso di affidare ai servizi sociali tre bambini che vivevano con i genitori nella natura e di collocarli in una casa-famiglia, il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha stabilito di allontanare la madre dalla struttura protetta dove le era concesso di stare insieme ai figli e di separare anche i minori. È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre. Il mio pensiero va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico.
Il compito dei Tribunali per i Minorenni è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore. E dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia? Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici. Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti.
Secondo quanto riportato dall’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza – che ha chiesto la sospensione del provvedimento di trasferimento dei bambini, con conseguente allontanamento dalla madre – le perizie indipendenti sulla salute dei minori hanno già segnalato uno stato di disagio e sofferenza. Queste decisioni del Tribunale stanno migliorando o peggiorando le condizioni di questi bambini? È lecito domandarselo.
Il Governo era già intervenuto su questa materia, varando un disegno di legge apposito, che spero il Parlamento possa approvare nel minor tempo possibile, per restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori”, ha concluso la premier. Il discorso può estendersi anche alla scuola? I genitori hanno priorità nell’educazione dei figli più dei docenti in ogni caso?
“Non so chi abbia ragione, ma so che hanno tutti torto. La vicenda giudiziaria è ormai solo un pretesto per combattere una battaglia culturale sui rapporti tra Stato e famiglia e un’altra, politica, che riguarda il referendum imminente. Il tutto sulla pelle di tre bambini.
Sembra di essere precipitati dentro una chat di leoni da tastiera: nessuno mette in gioco le proprie granitiche certezze. Così una storia che, con un briciolo di flessibilità reciproca, si sarebbe potuta e dovuta aggiustare in una settimana ha finito per trascinarsi oltre il tollerabile, con un progressivo irrigidirsi delle posizioni. E l’irrigidimento produce sempre crudeltà”, queste le parole del giornalista e conduttore Massimo Gramellini, scritte sempre su Il Corriere della Sera.
Una missiva della donna è stata pubblicata integralmente qualche settimana fa nella versione cartacea de Il Centro, ripresa da Ansa. Ecco le parole della donna: “Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo”, ha esordito.
“Le loro richieste d’aiuto sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore. Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe. Bugie sul fatto che non mi sarei impegnata ad avere un insegnante quando ce ne andremo e che sarei d’accordo con le bugie e le informazioni distorte e ingannevoli diffuse da questa struttura”.
Nella lettera la madre racconta dell’”angoscia dei figli”, del loro stato d’ansia a causa della “separazione forzata” dai genitori e accusa gli assistenti sociali di “avergli mentito” e – addirittura – di aver “usato adolescenti per bullizzarli”.
“I bambini – è il suo appello – devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno! Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri – spiega ancora la donna -. Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell’ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno”.
La madre, come riporta La Repubblica, mostrava di essere contraria non solo alla casa famiglia di Vasto, e questo è noto, ma ribadiva le sue posizioni conflittuali sull’alimentazione non gradita, l’educazione considerata standard, quando lei, nel bosco, applicava un metodo steineriano, le stesse vaccinazioni.
La donna, secondo Il Messaggero, inoltre contestava duramente la gestione educativa della struttura, parlando di “informazioni distorte” e dell’uso di altri adolescenti per bullizzare i suoi figli, chiedendo l’immediata restituzione dei minori per permettere loro di iniziare un percorso di guarigione nell’unico ambiente che ritiene sano: quello della propria famiglia.