Famiglia nel bosco: stavolta a far notizia non sono le questioni giudiziarie relative all’affido dei tre bambini di cui si discute da più di un anno. Questa volta a far discutere è il nuovo impiego della madre dei “bambini nel bosco”-
La donna, come riporta Adnkronos, e come precisato da Simone Pillon, legale della famiglia, “ha ricevuto un incarico di collaborazione nell’ambito di un corso sull”Intelligenza naturale’ su cui sta lavorando un importante istituto romano. La collaborazione non è finalizzata a reperire risorse per la costruzione della nuova casa familiare, essendo previsto poco più di un rimborso spese”. La nota dell’avvocato “a precisazione di alcune indiscrezioni apparse sugli organi di stampa”.
La signora, puntualizza Pillon, “porterà ai partecipanti al corso la propria esperienza e testimonianza personale e professionale. Il tema portante sarà: ‘Il modello dell’intelligenza naturale è preferibile rispetto a quello di un’intelligenza artificiale basata sul conformismo, sui luoghi comuni e sulla predisposizione e imposizione di modelli di vita'”.
“Catherine – conclude il legale – è una persona colta, preparata e di grande intelligenza e saprà certamente offrire ai partecipanti un importante contributo esperienziale, sia come madre sia come professionista”. Il compenso, secondo giornali come Il Messaggero, sarebbe di 60 euro l’ora.
Nel frattempo i piccoli hanno potuto stare con i genitori durante alcuni weekend. Per il Tribunale per i minorenni dell’Aquila il percorso intrapreso dai genitori è quello giusto, ma ancora, per la conferma, occorrono garanzie. A fine luglio si è saputo che purtroppo uno dei bambini avrebbe iniziato a compiere atti di autolesionismo; in particolare si sarebbe procurato morsi nelle mani.
Secondo gli specialisti, questi comportamenti possono rappresentare una modalità attraverso cui il minore tenta di esprimere un disagio che non riesce a verbalizzare. Un linguaggio del corpo che sostituisce le parole, spesso in contesti segnati da esperienze traumatiche o da situazioni di forte instabilità emotiva. Il documento dei due periti di parte riporta “evidenti manifestazioni cliniche riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento, osservabili sul piano emotivo, comportamentale e relazionale. Tali manifestazioni indicano che l’esperienza di separazione dal loro contesto familiare di origine non rappresenta un rischio meramente potenziale, ma ha già prodotto un impatto significativo e lesivo sul loro equilibrio psicologico”.
Nel frattempo c’è da ricordare che da qualche mese la coppia si è trasferita in una nuova casa, per due anni.
Resta aperto il nodo dell’istruzione. Il difensore dei coniugi, quest’estate, l’avvocato Simone Pillon, ha affermato: “Loro dicono che i bambini non devono stare coi loro pari quando sono piccoli, ma con gli adulti, perché questi hanno una capacità educativa maggiore. Da qui l’idea che i figli debbano stare soprattutto con i genitori per apprendere un modello senza bisogno di rimproveri o premi. E noi invece che cosa facciamo?”, prosegue l’ex senatore.
“Lasciamo i nostri figli per 3 o 4 ore davanti alla televisione, un paio di ore davanti al tablet, 4-5 ore a scuola. Dopodiché, quando non fanno quello che gli diciamo, li puniamo. È il modo corretto di educare questo? O forse sarebbe più corretto starci 24 ore al giorno, come fanno Nathan e Catherine?”.
Come riporta Repubblica, i tre bambini hanno superato a fine giugno gli esami di idoneità e sono formalmente pronti per affrontare il prossimo anno scolastico: i due più piccoli entreranno in seconda elementare, la maggiore in quarta. Ma su quale tipo di scuola frequentare si consuma l’ultimo scontro. La tutrice è convinta che solo la scuola statale possa garantire ai fratelli di recuperare le lacune certificate e di crescere a contatto con i coetanei.
La madre, al contrario, preme per la scuola parentale integrata da una piattaforma online. Una posizione che i giudici sembrano non intenzionati ad accettare come condizione sufficiente per il ricongiungimento familiare.