Non si placano le polemiche sulle modalità dell’istruzione dei ragazzi della famiglia nel bosco. A intervenire sulla questione, nelle ultime ore, è stato l’avvocato di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, Simone Pillon, secondo cui nella scuola pubblica i tre figli della coppia angloaustraliana sarebbero esposti “al rischio di episodi di bullismo”. A riportare le dichiarazioni del legale ed esponente della Lega è il Messaggero, che fa il punto sulla situazione dei minori.
“Secondo il legale, l’ordinanza di riavvicinamento graduale della famiglia del Tribunale per i minorenni dell’Aquila non avrebbe affrontato questo aspetto”, si legge nell’articolo, “e quindi chiederà alla Corte d’Appello, dove presenterà ricorso, di prestare attenzione anche a questo problema, alla salute dei piccoli. I bambini, ospiti in una casa protetta, saranno iscritti dalla tutrice Maria Luisa Palladino nella scuola di Vasto, che però non frequenteranno a tempo pieno“.
“L’orario dovrebbe quindi terminare alle 13 e non alle 16. Resta da stabilire se i due gemelli di 7 anni, che andranno nella seconda primaria, saranno inseriti nella stessa aula o separati”, si legge ancora. “La questione è ancora in fase di valutazione, mentre la primogenita di 9 anni frequenterà la quarta. Le lezioni riprendono il 16 settembre e forse Nathan e Catherine vorranno accompagnare i loro figli il primo giorno nella scuola pubblica, dopo che sono cresciuti con l’homeschooling“.
“I bambini rispetto agli eventi in generale, in apparenza si adattano anche a condizioni terribili: proprio quando non danno segnali quello è il segnale più grave”, ha detto al Messaggero Tonino Cantelmi, psichiatra e consulente di parte della coppia. “L’inserimento nella scuola pubblica in questo caso dovrebbe tener conto di molti fattori: inserirsi in un gruppo classe non è scontato […] Tutti i bambini che incontreranno, a causa del clamore mediatico, hanno già giudizi e pregiudizi sui tre bimbi del bosco“.
Per questo, a detta del consulente, i ragazzi sono esposti “a due trappole: da un lato la non abitudine al gruppo classe già formato, dall’altro il potenziale pregiudizio degli altri bambini che potrebbe trasformarsi in forme di bullismo. Sembra quasi che per costringere i genitori a rinunciare ad un loro diritto costituzionale, la scuola parentale, i bambini siano costretti a permanere in una casa famiglia. […] Ci sono molti elementi paradossali che purtroppo lasciano sconcertati“.