Ha fatto scalpore il caso del professore 52enne di Torino preso a calci e pugni da uno studente di quattordici anni, a scuola, la scorsa settimana. Come riporta Il Corriere della Sera, l’uomo è stato accompagnato in codice verde all’ospedale.
L’uomo ha rimediato un pugno in faccia, un calcio nei testicoli e una sedia scaraventata sulla testa, nel momento in cui stava per digitare “quattro” sul registro elettronico in seguito ad una interrogazione. Il 52enne è stato intervistato ai microfoni del programma di Rai1 La Vita in Diretta: “Faccio fatica a dormire però grazie a Dio mi sto riprendendo. Vorrei dire che visto che non è successo nulla di irreparabile ringrazio il Signore, potevo rischiare di morire e il ragazzo si sarebbe rovinato la vita”.
“Sono vicino alla famiglia. Quando succedono queste cose non si capisce da dove arrivino. Il ragazzo non è problematico, è tranquillo. Io lo perdono, gli voglio dire di stare tranquillo e di non amareggiarsi troppo. Però deve capire che il suo è stato un gesto violento che poteva rovinare la sua vita e la mia, deve prendere coscienza di quello che ha fatto. Deve fare un percorso di guarigione e capire cosa ha scatenato quel gesto”, ha concluso.
Ecco le sue parole: “Non sono scosso ma dispiaciuto, a scuola ho un buon rapporto e vado d’accordo praticamente con tutti – racconta l’uomo all’uscita dall’ospedale –. Sono dispiaciuto perché evidentemente qualcosa non funziona e mi auguro che venga fatto qualcosa per il ragazzo: deve capire che ha sbagliato e non ci si comporta in quel modo. Per il resto sono tranquillo, so di aver fatto il mio dovere ed essere nel giusto. Mi auguro che i suoi genitori vadano a fondo e capiscano come poter aiutare il figlio”.
“Non c’è stata una vera causa scatenante, io non ho fatto niente: non capisco da dove venga fuori tutta questa violenza immotivata – riflette –. C’era tutta la classe, i ragazzi hanno visto la scena e si sono spaventati più di me. È intervenuto un mio collega, ha allontanato lo studente che mi ha aggredito e mi ha portato alcuni fazzoletti per pulirmi dal sangue”.
Tutto sarebbe nato da un’interrogazione non particolarmente brillante del 14enne. “Gli ho detto ‘siediti, vedi che qualcosa la sai?’. L’interrogazione era programmata per tutta la classe, ho cercato di aiutarlo. Il ragazzo era seduto al mio fianco, ho abbassato la testa per scegliere la valutazione da assegnargli in base a una griglia e proprio in quel momento mi ha colpito. Ma io non me ne sono neanche accorto, me l’hanno raccontato perché avevo lo sguardo sul foglio in quegli istanti. Mi hanno riferito che il 14enne ha unito due mani e mi ha colpito con un pugno. Mi sono ritrovato a terra e d’istinto ho messo le mani sul naso perché perdevo sangue, il ragazzo mi ha scaraventato una sedia in testa”.
Per il giovane, che in passato non si sarebbe mai reso protagonista di simili comportamenti, arriveranno inoltre provvedimenti disciplinari disposti nei prossimi giorni dall’istituto: si valuta una lunga sospensione.
Dopo essersi scagliato fisicamente contro l’insegnante, l’alunno lo ha ancora colpito al volto lanciandogli una sedia. A dare l’allarme è stato un collega del docente, che ha chiamato il 112. Lo studente, accompagnato in caserma dai Carabinieri, sarà denunciato. Non è ancora chiaro che cosa abbia spinto il giovanissimo a scagliarsi con tanta violenza contro il professore.
“Non abbiamo ancora parlato con il collega, quindi non sappiamo che cosa sia successo per scatenare l’aggressione – riferisce il vicepreside dell’istituto, ai microfoni de La Repubblica – Possiamo solo dire che non c’entra con le mobilitazioni di questi giorni, anche perché la scuola non è mai stato occupata. Aspettiamo di capire meglio dopo le indagini dei Carabinieri. Siamo sorpresi perché il ragazzo non ha mai dato problemi, sicuramente ora prenderemo dei provvedimenti nei suoi confronti”.
“Lo studente che oggi ha picchiato un insegnante a Torino merita di essere denunciato e punito. Di fronte a un gesto del genere, non possono esserci giustificazioni, non può esserci tolleranza. Quel ragazzo deve assumersi la responsabilità di un fatto grave, che siamo stanchi di vedere nelle nostre scuole, e tutti, a partire dalla sua famiglia, devono contribuire a trasmettergli l’importanza del rispetto e il rifiuto della violenza, cosa che evidentemente finora non è successa. La mia solidarietà va all’insegnante con l’augurio di ristabilirsi presto”. Lo scrive il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio
Quando subisce un’aggressione verbale o fisica, il docente deve sempre informare, con una lettera scritta, il proprio dirigente scolastico, il quale, come prevede l’articolo 2087 del Codice civile, è obbligato ad adottare le necessarie misure atte a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti.
L’insegnante aggredito dovrebbe anche chiedere allo stesso preside di prendere provvedimenti per garantire le condizioni di sicurezza in ambito lavorativo previste dalla legge e scongiurare il ripetersi di ulteriori aggressioni in grado di provocare danni morali, fisici e/o biologici nei propri confronti.
Se sono stati riportati traumi o ferite, il lavoratore deve recarsi subito in pronto soccorso per le cure del caso e chiedere il rilascio del certificato medico attestante la diagnosi e le circostanze che hanno causato la richiesta di cure mediche presso la struttura ospedaliera: è bene ricordare anche la certificazione medica dovrà essere anche allegata alla successiva denuncia da presentare alla polizia giudiziaria o ai carabinieri.