Il decremento demografico porterà nei prossimi dieci anni alla perdita di un milione di studenti. Una sfida per gli organici scolastici, ma anche un’occasione per ripensare l’offerta formativa. Ne parliamo con Mario Rusconi, presidente dell’ANP Roma.
Presidente Rusconi, il calo demografico è una delle grandi questioni che il Paese deve affrontare. Quali conseguenze avrà sulla scuola italiana?
Uno dei principali problemi della scuola italiana, e non soltanto della scuola, è proprio il decremento demografico. Le stime indicano che nell’arco di un decennio perderemo circa un milione di studenti rispetto alla situazione attuale. È evidente che un fenomeno di queste dimensioni avrà ripercussioni sugli organici del personale scolastico, sia docente sia ATA. Si tratta di una trasformazione che non possiamo ignorare e alla quale dobbiamo prepararci.
È possibile trasformare questa criticità in un’opportunità?
È proprio quello che propongo. Dovremmo cercare di trasformare un male in un bene, secondo il principio latino «ex malo bonum». Compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, il calo degli studenti potrebbe diventare l’occasione per ampliare il raggio d’azione formativo della scuola italiana. Non dobbiamo limitarci a considerare le conseguenze negative della diminuzione degli iscritti, ma chiederci come utilizzare questa fase per migliorare la qualità dell’offerta educativa.
In che modo, concretamente?
Potremmo utilizzare questa occasione per istituire in maniera diffusa ed efficace attività di recupero, sostegno e ampliamento culturale. Penso soprattutto alla scuola secondaria superiore, che potrebbe aprirsi maggiormente anche ad attività pomeridiane di carattere culturale. La scuola non dovrebbe essere soltanto il luogo delle lezioni mattutine, ma diventare uno spazio nel quale gli studenti possano approfondire conoscenze, sviluppare competenze e coltivare interessi.
Quali benefici potrebbe avere un’offerta formativa di questo tipo per gli studenti?
Gli studenti potrebbero arrivare alla conclusione del percorso scolastico con un bagaglio culturale e di competenze formative più ampio e incisivo. Questo permetterebbe loro di affrontare con maggiore preparazione sia l’università sia il mondo del lavoro. L’obiettivo è offrire ai ragazzi strumenti più solidi per orientarsi nelle scelte future e affrontare le sfide della società.
La scuola potrebbe assumere anche un ruolo più importante sul piano sociale?
Certamente. Una scuola più aperta, capace di offrire attività formative e culturali anche nel pomeriggio, diventerebbe un punto di riferimento più attrattivo per i giovani. Potrebbe rappresentare un ambiente di crescita, aggregazione e partecipazione, contribuendo anche a distogliere molti ragazzi da comportamenti e iniziative inconsulte.
Questa trasformazione potrebbe incidere anche sulla dispersione scolastica?
Ritengo di sì. Un’offerta formativa più ricca, con maggiori occasioni di recupero e sostegno, potrebbe contribuire a ridurre ulteriormente la dispersione scolastica. Quando uno studente trova nella scuola risposte alle proprie difficoltà e opportunità per valorizzare le proprie capacità, aumenta anche il suo coinvolgimento nel percorso educativo.
Qual è, in definitiva, la sfida che attende la scuola italiana?
La sfida è non subire passivamente il cambiamento demografico, ma governarlo. Se sapremo cogliere questa fase come un’occasione per ripensare e ampliare la nostra proposta formativa, potremo costruire una scuola più vicina ai bisogni dei ragazzi. Una scuola capace non soltanto di trasmettere conoscenze, ma anche di rafforzare la fiducia dei giovani nel futuro.