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26.11.2025

Famiglia nel bosco, la scuola dove la figlia ha svolto l’esame di idoneità: “Forse c’è un’affinità di vedute in campo educativo”

I bambini della famiglia che vive in un bosco in Abruzzo, allontanati dai genitori, hanno rispettato l’obbligo scolastico: a confermarlo è stato il Ministero dell’Istruzione e del Merito. A parlare è ora la scuola bresciana che ha erogato il certificato che lo attesta, a Il Corriere della Sera.

“Non li conoscevamo”

“Da parte nostra è tutto in regola”, affermano. La figlia maggiore della coppia ha sostenuto nella scuola l’esame di idoneità annuale, un passaggio obbligato nei casi di istruzione parentale. “Abbiamo svolto il ruolo di scuola esaminatrice, con noi la bambina la scorsa estate ha svolto degli esami che consistono in una prova scritta di italiano e una di matematica oltre a un colloquio. La bambina è risultata idonea al passaggio alla terza elementare, quindi abbiamo emesso un regolare attestato che abbiamo poi inviato alla famiglia”.

Secondo quanto riportato dai giudici del Tribunale dei minori “i genitori hanno prodotto un certificato di idoneità alla classe terza per la maggiore. Non hanno esibito al Servizio sociale né prodotto in giudizio la dichiarazione annuale al dirigente scolastico della scuola più vicina sulla capacità tecnica o economica di provvedere direttamente all’insegnamento parentale”. Inoltre “il certificato trasmesso in copia dal Servizio sociale non risulta previamente depositato presso la dirigenza scolastica competente per la vigilanza”.

“Abbiamo solo trovato il nome della nostra scuola sui giornali. Non ci sono stati contatti prima dell’esame di idoneità della figlia, non li conoscevamo. Forse sono stati indirizzati alla nostra scuola da un’affinità di vedute in campo educativo. Non lo sappiamo. Quello che sappiamo con certezza è che abbiamo rispettato le regole”, concludono dalla scuola.

Unschooling in Italia, come funziona?

Secondo un’indagine svolta da Laif (L’Associazione Istruzione in Famiglia) la percentuale di coloro che in Italia dichiarano (rispetto al campione individuato da Laif) di aver scelto l’unschooling piuttosto che forme più tradizionali o miste di apprendimento, per esempio l’istruzione parentale, è del 17% circa; inoltre, l’indagine rileva i comportamenti paralleli legati alla scelta genitoriale di avvalersi di un metodo destrutturato come l’unschooling, per esempio coinvolgendo i figli in attività all’aperto, viaggiando, interagendo con il territorio, quasi sempre in contesti non urbani.

Va ricordato che in Italia l’istruzione parentale prevede l’obbligo di sottoporre i minori a un esame di idoneità alla fine di ogni anno scolastico presso una scuola statale o paritaria, dando così la possibilità allo Stato di accertare il rispetto dell’obbligo formativo previsto dalla legge.

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.

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