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Aggiornato il 25.11.2025
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Famiglia nel bosco, Novara: “I figli non sono proprietà dei genitori. Tutela dei bambini prima di tutto”

Redazione

La vicenda della “famiglia nel bosco”, raccontata in questi giorni anche dalla Tecnica della Scuola, continua a interrogare opinione pubblica, scuola e istituzioni. Nei resoconti emergono gli elementi ricostruiti dalle autorità: una famiglia che da anni viveva isolata nei boschi dell’Italia centrale, con i figli sottratti alla scuola dell’obbligo e senza un reale contatto con i servizi territoriali. Il ritrovamento dei bambini da parte dei carabinieri e il successivo allontanamento disposto dalla magistratura hanno acceso un confronto acceso tra chi invoca il rispetto delle scelte educative dei genitori e chi ricorda che il diritto dei minori alla salute, all’istruzione e alla socialità non può essere sospeso.

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Per molti docenti, come evidenziato dagli articoli pubblicati, il caso non va banalizzato né trasformato in scontro ideologico: occorre invece interrogarsi sul ruolo della scuola come presidio educativo e comunitario, soprattutto nei contesti di fragilità. Una domanda attraversa il dibattito: quando la libertà familiare diventa rischio educativo?

A intervenire è anche Daniele Novara, pedagogista, autore e direttore del CPP:

“La vicenda dei bambini ritrovati nel bosco e successivamente allontanati dalla loro famiglia con un provvedimento della magistratura, che ha disposto il loro inserimento, insieme alla madre, in una casa famiglia, merita alcune riflessioni, soprattutto di natura pedagogica, che è il campo del mio lavoro. La prima riflessione riguarda un principio fondamentale: i figli non appartengono ai genitori. Considerarli una proprietà è visione arcaica, possessiva e priva di validità antropologica, etica e civile.

La seconda riflessione riguarda proprio il ruolo delle istituzioni, che rappresentano il presidio più importante a tutela dei diritti delle bambine e dei bambini. Nessuna famiglia può pensare di agire al di fuori del quadro di regole stabilito dallo Stato per proteggere i cittadini più piccoli e fragili. È un limite necessario, fondato su un principio di civiltà per il quale il benessere dei minori viene prima di qualsiasi volontà arbitraria degli adulti.

La terza riflessione è più amara. La presenza istituzionale a difesa dei diritti dei bambini, negli ultimi anni, è in declino. Bambine e bambini sono raramente al centro del pensiero collettivo, se non nei casi più estremi. Con troppa leggerezza, ci stiamo dimenticando del loro diritto al gioco, al pensiero magico, al contatto con la natura, alla mobilità spontanea nelle città, alla socialità fra pari, all’istruzione. Stiamo trascurando un’educazione che li aiuti a vivere nel mondo reale, fatto di incontri e condivisione, e non soltanto dietro uno schermo.

In questo scenario, ogni segnale di attenzione istituzionale rivolto alla tutela dei bambini, a prescindere dalle verifiche che dovranno essere fatte nel merito, rappresenta un momento importante. È un’inversione di tendenza rispetto alla sostanziale indifferenza che grava da anni sulla vita dei più piccoli.

Per questo ritengo fondamentale che si torni a discutere, seriamente, del confine legittimo nelle relazioni tra genitori e figli e della natura benevola o potenzialmente lesiva di tali relazioni. È un’occasione preziosa, da non sprecare”.

Mim: “Obbligo scolastico regolarmente rispettato”

bambini della famiglia anglo-australiana che vive nel bosco, in Abruzzo, hanno rispettato l’obbligo scolastico, anche studiando a casa senza andare nella scuola pubblica: a confermarlo il Ministero dell’Istruzione e del Merito, come riporta Ansa.

“Al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale”, così in una nota.

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L’intervento della presidente Meloni

Come riporta Il Corriere della Sera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiesto alla procura generale dell’Aquila una relazione completa in merito alla vicenda. Si tratta di un passaggio preliminare per poi decidere se andare avanti con il percorso di tutela dei bimbi (e dunque di separazione dai genitori) ma soprattutto con l’invio degli ispettori al tribunale dei minori de L’Aquila

Il ministro è stato chiamato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sollecitato “un intervento immediato” mostrando “grande preoccupazione per quanto sta accadendo” e ha chiesto di essere via via informata sull’iter giudiziario della vicenda dopo essersi detta “colpita” dalla storia.

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