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Aggiornato il 09.04.2018
alle 22:47

Famiglie ‘liquide’ rovina-giovani, già dalla puntualità dei figli a scuola

A Napoli ci sono “ragazzini astuti, intelligenti, scaltri che hanno dimestichezza con internet e i social network, dove il facile camuffamento ancora di più li espone ai rischi della devianza: vengono da famiglie ‘liquide’, che non sanno cosa significa neanche assicurare la puntualità dei figli a scuola”.

Sono parole forti quelle espresse da Patrizia Esposito, presidente del Tribunale dei Minori di Napoli, intervenendo il 9 aprile al convegno “Napoli: il rischio o la gioia di essere minore“, promosso dell’Arciconfraternita dei Pellegrini.

“Alzarsi alle sette di mattina per andare a lavorare vuol dire essere sfigati”

Il giudice dei minori ha aggiunto – scrive l’Ansa – che nel capoluogo partenopeo ci sono moltissimi ragazzi per i quali “alzarsi alle sette di mattina per andare lavorare vuol dire essere sfigati. C’è un’emergenza sociale con diseguaglianze sociali e povertà economiche, certo, ma soprattutto educative, che sono forse ancora più pericolose”.

“Ragazzi hanno i libri di testo in ritardo e mancano le attrezzature a scuola”.

Secondo Esposito, la mancanza di valori è alla base della devianza minorile: ricorda che “la politica parla di scuole aperte tutto il giorno ma è ancora tutto da combattere, perché nei quartieri periferici i ragazzi hanno i libri di testo in ritardo e mancano le attrezzature a scuola”.

“Eppure – ha concluso il giudice – conosco molto docenti che pur avendo avuto trasferimento in luoghi più semplici, sono voluti restare nei quartieri difficili a insegnare”.

Gli errori degli adulti si scaricano sui ragazzi

Al convegno è intervenuto anche il primicerio dell’Arciconfraternita dei pellegrini, Vincenzo Galgano: “Napoli – ha detto – attraversa periodo complicato, da un lato richiama tanti turisti, dall’altro le fasce più povere diventano sempre meno socialmente affidabili e la conseguenza si scarica sui ragazzi. Dobbiamo tentare di fare capire loro l’utilità di una vita non fatta di violenza”.

“La classe dirigente città – ha concluso – dovrebbe impegnarsi con maggiore determinazione nei limiti di quello che i fondi finanziari permettono: so che le condizioni sono difficili ma questo non vuol dire che dobbiamo abbandonarli anche se vengono da ambienti familiari che sono completamente dediti ad attività criminali”.

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