La principessa del Galles Kate è arrivata a Reggio Emilia per la sua prima visita ufficiale in Italia, incentrata sul celebre metodo educativo Reggio Children.
Reggio Emilia Approach® è una proposta, ed una azione concreta e istituzionale, nata dall’esperienza educativa sviluppata a Reggio Emilia a partire dal secondo dopoguerra e si colloca dentro una traiettoria più ampia: quella dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali di Reggio Emilia, profondamente legata al pensiero di Loris Malaguzzi (1920-1994).
L’approccio si fonda su un’idea di bambino e di essere umano come soggetti portatori di diritti e potenzialità.
Una storia molto interessante che evidenzia non solo l’importanza di un pensiero e di una azione pedagogica innovativa ma anche della capacità di mettere a sistema, a livello territoriale, un modello vincente mediante lo sviluppo istituzionale di un’esperienza pedagogica, culturale e civica riconosciuta a livello internazionale. E’ anche la storia di “comunità aperte” e di una città – Reggio Emilia – che ha saputo porre l’educazione al centro della propria identità collettiva.
| 1963 | Nasce a Reggio Emilia la prima scuola comunale dell’infanzia, la Scuola Robinson. |
| 1971 | Nasce il primo nido comunale, il Nido Cervi. |
| 1991 | Newsweek riconosce le scuole dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia come tra le più avanzate al mondo dal punto di vista pedagogico. |
| 1994 | Nascono Reggio Children Srl e l’Associazione Internazionale Amici di Reggio Children. |
| 1996 | Nasce Remida, Centro di Riciclaggio Creativo, poi fonte di ispirazione per una rete nazionale e internazionale. |
| 2003 | Viene istituita l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia come ente strumentale del Comune. |
| 2011 | Dall’Associazione Internazionale Amici di Reggio Children nasce la Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi. La Fondazione detiene il 46% di Reggio Children Srl. |
| 2012 | Si completano i lavori del Centro Internazionale Loris Malaguzzi. |
| 2017 | Nasce Pause – Atelier dei Sapori Srl, società interamente partecipata dalla Fondazione. |
| 2020 | La Fondazione adegua lo Statuto per diventare Ente del Terzo Settore e rinnova la propria identità visiva. |
Il Reggio Emilia Approach® si fonda su un’immagine di bambino competente, ricco di potenzialità, titolare di diritti e capace di costruire conoscenza nella relazione con gli altri. Il bambino non è considerato un destinatario passivo dell’educazione, ma un soggetto attivo, espressivo e partecipe, che apprende attraverso molteplici linguaggi: corporei, simbolici, narrativi, grafici, espressivi, relazionali e cognitivi. La celebre idea dei “cento linguaggi” richiama proprio questa pluralità di modi con cui ogni essere umano esplora il mondo, dà forma al pensiero e partecipa alla vita della comunità.
Le caratteristiche fondamentali del Reggio Emilia Approach® possono essere sintetizzate così.
1. Un’idea forte di bambino
Il punto di partenza è una precisa immagine di bambino: non fragile, vuoto o semplicemente “da riempire”, ma competente, curioso, portatore di diritti, capace di costruire conoscenza e di entrare in relazione con gli altri. Reggio Children lo definisce come un bambino dotato di forti potenzialità di sviluppo, soggetto di diritti, che apprende attraverso i “cento linguaggi” e cresce nelle relazioni.
2. I “cento linguaggi”
Uno degli elementi più noti è l’idea dei cento linguaggi dei bambini. Il bambino conosce, interpreta e comunica il mondo non solo attraverso il linguaggio verbale, ma anche tramite il corpo, il disegno, la manipolazione, il gioco simbolico, la musica, il movimento, la costruzione, la narrazione, la luce, i materiali. Questo significa che l’educazione deve offrire molteplici possibilità espressive, non ridurre l’apprendimento alla parola o alla scheda didattica.
3. L’apprendimento come costruzione sociale
Il sapere non è trasmesso semplicemente dall’adulto al bambino. È costruito attraverso relazioni, esplorazioni, domande, ipotesi, conflitti cognitivi e cooperazione. Il gruppo dei pari ha quindi un ruolo centrale: i bambini imparano discutendo, osservandosi, negoziando significati e costruendo insieme spiegazioni.
4. Il ruolo dell’adulto come regista, ricercatore e co-costruttore
L’insegnante non è solo chi spiega o controlla. È un adulto che osserva, ascolta, rilancia domande, organizza contesti, documenta i processi e sostiene la ricerca dei bambini. In questo senso è una figura di regia pedagogica: non sostituisce il bambino, ma crea le condizioni perché il bambino possa pensare, esplorare e dare forma alle proprie idee.
5. La pedagogia dell’ascolto
Il Reggio Approach attribuisce grande importanza all’ascolto: ascolto delle parole, dei gesti, dei silenzi, delle produzioni grafiche, delle domande e delle teorie dei bambini. L’ascolto non è passivo: è un modo per riconoscere dignità al pensiero infantile e per progettare percorsi educativi a partire da ciò che emerge realmente nei contesti.
6. La progettazione emergente
Non si parte da un programma rigido e predefinito in ogni dettaglio. Si lavora per progettazioni aperte, capaci di evolvere in base agli interessi, alle domande e alle ricerche dei bambini. Questo non significa improvvisazione: al contrario, richiede grande competenza professionale, osservazione sistematica e capacità di dare struttura ai processi.
7. L’ambiente come “terzo educatore”
Gli spazi sono pensati come parte attiva del processo educativo. L’ambiente deve invitare alla scoperta, alla relazione, alla bellezza, all’autonomia e alla ricerca. Luci, materiali, atelier, piazze, angoli di lavoro, trasparenze, documentazioni esposte: tutto concorre a costruire un contesto che educa. La letteratura sul Reggio Approach parla infatti dell’ambiente come di un “terzo insegnante” o “terzo educatore”.
8. Atelier e atelierista
Un tratto distintivo è la presenza dell’atelier, uno spazio dedicato alla ricerca espressiva, materica, artistica, scientifica e simbolica. L’atelier non è semplicemente un laboratorio artistico: è un luogo in cui i bambini esplorano linguaggi, materiali, forme, fenomeni, connessioni. L’atelierista collabora con insegnanti e bambini per ampliare le possibilità di espressione e conoscenza.
9. Documentazione pedagogica
La documentazione è fondamentale: fotografie, trascrizioni, disegni, conversazioni, ipotesi dei bambini, osservazioni degli adulti. Serve a rendere visibili i processi di apprendimento, non solo i prodotti finali. Aiuta gli insegnanti a riflettere, i bambini a riconoscere il proprio percorso, le famiglie a comprendere ciò che accade e la comunità a dare valore all’educazione.
10. Partecipazione delle famiglie e della comunità
Il Reggio Approach nasce dentro una forte cultura civica. La scuola non è vista come un servizio separato dalla città, ma come un luogo di democrazia, partecipazione e responsabilità collettiva. Le famiglie non sono utenti esterni: sono interlocutori, co-partecipi e parte della comunità educativa.
Il Reggio Emilia Approach (che è un marchio registrato) h avuto una enorme risonanza non solo in Italia ma a livello mondiale. E ciò non solo perchè nel novembre 1991 Newsweek definisce l’asilo comunale «Diana» di Reggio Emilia come l’asilo migliore del mondo ma anche, ad esempio, per le prole di Jerome Bruner che ha dichiarato che proprio in questo modello ha riconosciuto la concretizzazione della sua proposta pedagogica, Si tratta, disse, di luoghi speciali dove i bambini crescono nella mente, nella sensibilità e nell’appartenenza. Del resto l’originalità del Reggio Approach sta proprio in una pedagogia fondata su diritti, relazioni, ascolto, ricerca, pluralità dei linguaggi, bellezza degli ambienti, documentazione e partecipazione. Ovvero nel prendere molto sul serio il pensiero dei bambini: non considera l’infanzia come una fase preparatoria alla vita adulta, ma come un tempo pienamente culturale, sociale e cognitivo.