Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) continua a riportare condanne da parte dei giudici del lavoro per la mancata retribuzione delle ferie ai docenti precari. Una vicenda che mette nuovamente in luce la condizione di disparità e di violazione dei diritti subita dai precari della scuola rispetto ai colleghi di ruolo.
Secondo una prassi consolidata negli istituti scolastici, i giorni di sospensione delle lezioni previsti dai calendari regionali vengono considerati automaticamente come ferie per i supplenti. Questo avviene senza alcuna richiesta da parte del docente e senza un provvedimento esplicito del dirigente scolastico. In sostanza, i precari si vedono sottrarre ferie senza poter scegliere quando usufruirne e senza alcuna comunicazione ufficiale.
La Corte di Cassazione è intervenuta più volte per fare chiarezza su una questione che riguarda migliaia di supplenti (tra cui Cass. Civ. Sez. Lav. n. 14268/2022, n. 13440/2024, n. 16715/2024, n. 28587/2024). I giudici hanno ribadito che i docenti a tempo determinato non possono essere considerati automaticamente in ferie nei periodi di sospensione delle lezioni, come spesso avviene nelle scuole.
Se il docente non ha fatto richiesta di ferie, il datore di lavoro può sottrarle solo a una condizione: deve dimostrare di averlo formalmente invitato a utilizzarle, informandolo chiaramente che, in caso contrario, avrebbe perso sia il diritto alle ferie sia l’indennità sostitutiva.
Questa comunicazione, tuttavia, per oltre un decennio non è mai stata effettuata: le ferie dei precari venivano decurtate in modo automatico, senza alcun preavviso. È proprio questa prassi illegittima che oggi consente ai docenti di rivendicare l’indennità sostitutiva a cui hanno pieno diritto.
Possono presentare ricorso tutti i docenti che hanno prestato servizio come supplenti negli ultimi dieci anni. L’indennità spettante, come dimostrato dalla stragrande maggioranza delle sentenze emesse dai giudici del lavoro su tutto il territorio nazionale, ammonta a circa 1.500 euro per ogni anno di servizio.
I docenti interessati possono rivolgersi a Giustizia Scuola, compilando l’apposito form o richiedendo informazioni dirette per avviare il ricorso.
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