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Fondi FIS e il disagio dei docenti: alcune riflessioni

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Ho letto con attenzione l’articolo di Ficara che descrive molto bene l’opinione dei docenti in merito ai vari salari accessori (fis, bonus, fondi europei).

Il disagio, è solo un eufemismo, è oramai diffuso e allo stato attuale non si vedono soggetti che abbiano intenzione di modificare radicalmente questo stato di fatto.

Non è esagerato dire che questi fondi vengono usati molto spesso dai DS come un salvadanaio privato dal quale attingere prebende per i docenti non “contrastivi”.

In mezzo alla notizia

Questi fondi oramai vengono destinati in larga parte ad attività legate agli interessi primari del DS.

La parte destinata alla didattica è quasi marginale.

Qualche esempio. Prima di iniziare a discutere la divisione dei fondi viene espunta la parte relativa al DSGA, poi la parte destinata ai due collaboratori del DS.

Ovviamente si accantonano le somme vincolate e solo dopo si iniziare a discutere, sulla base delle risorse restate quanto e dove destinarle (in realtà sarebbe più giusto dire A CHI destinarle).

Teniamo presente che in questi ultimi anni oramai il fondo d’istituto, il MOF hanno toccato veramente il fondo.

Prima considerazione in merito alla decurtazione delle risorse.

Se da una parte i compensi per progetti o altre attività sono stati ridotti proporzionalmente al taglio dei fondi, i compensi dei collaboratori e comunque dei nominati direttamente dai DS non hanno subito gli stessi tagli.

In molte situazioni, le figure strumentali sono oramai nominate direttamente dai DS senza alcuna votazione in collegio. La giustificazione è che rientrano nel 10% di figure da nominare direttamente dai DS.

È vero che i docenti subiscono in silenzio, ma è altrettanto vero che quasi sempre le organizzazioni sindacali non oppongono nessuna resistenza. Inoltre, gli stessi revisori dei conti approvano la distribuzione delle risorse senza alcun controllo del rispetto delle procedure.

Questa situazione mette in estrema difficoltà i docenti che non sentendosi tutelati assumo un atteggiamento di totale sudditanza al DS di turno.

Inoltre, forse involontariamente, i sindacati non trasmettono in questo modo l’idea che ai DS tutto è concesso?

Ma perché si demanda al compito primo che avrebbe un sindacato, cioè di controllare la corretta gestione delle risorse ai dipendenti?

Se un sindacato che dovrebbe difendere la categoria che rappresenta ha al proprio interno le due controparti come può schierarsi da una parte senza scontentare l’altra?

In altri termini non posso avere DS e docenti che fanno riferimento e che chiedono di essere difesi e rappresentati nelle loro funzioni dallo stesso sindacato.

È come se la FIOM, la FIM o la UILM avessero al loro interno anche degli imprenditori. Chi difenderebbero?

Lo dico senza polemica ma non posso non sottolineare questa “incongruenza o contraddizione” che dir si voglia.

La trasparenza del FIS, poi MOF, poi fondi europei ecc. ecc. pensavo fosse stata definitivamente risolta nel lontano 9 marzo 2003 quando il tribunale di Cassino, “Dichiara l’antisindacalità della condotta della parte convenuta, consistita nel negare l’accesso del delegato UIL alle tabelle di liquidazione del Fondo d’istituto e per l’effetto ordina di consentire alla parte ricorrente di prendere visione e di estrarre copia delle suddette tabelle”.

Ma prima ancora il TAR per l’EMILIA ROMAGNA – Sezione II. Registro sentenze: 820/2001 – Registro generale: 597/2001

E in seguito il

Tribunale di Camerino. Sentenza n. 13 del 2 gennaio 2006

Tribunale di Lecce. Sentenza n. 6301 del 22 luglio 2006

TAR per la Sicilia. Sezione Quarta di Catania. Sentenza 20 luglio 2006, n. 1194

Tribunale di Treviso – Decreto del 31 gennaio 2012

hanno stabilito che i compensi devono essere resi pubblici.

In ultimo lo stesso Cantone ha dichiarato i rischi di un uso distorto di tutti i fondi gestiti dai DS e “nella delibera n. 430 del 13 aprile 2016 dell’Autorità Anticorruzione sostiene l’importanza della trasparenza nella pubblica amministrazione”.

In tempi più recenti, esattamente il 13 luglio 2017, il Dipartimento per il Coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dichiarato la piena legittimità a prendere visione della distribuzione del Bonus premiale.

Nascondersi, quindi, dietro il paravento della privacy, oltre a fare difetto all’intelligenza di chi usa questa giustificazione è anche un insulto all’intelligenza dei docenti e ATA che si cerca di far passare per fessi che non sanno né leggere né scrivere e che quindi non sanno cosa si intende per dati sensibili.

Le tabelle dei pagamenti infatti non contengono dati sensibili che come sappiano sono quelli che rivelano l’origine razziale od etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l’appartenenza sindacale, relativi alla salute o alla vita sessuale.

Inoltre, non bisogna dimenticare che i compensi vengono corrisposti sulla base di una lettera di incarico che dovrebbe essere resa pubblica attraverso la pubblicazione all’albo/sito della scuola. In mancanza di incarico non si può corrispondere alcun compenso.

Non si capisce, quindi, per quale ragione non si riscontrano dati sensibili quando si affida l’incarico che dovrebbe essere pubblico ma poi emergono dal nulla questi fantomatici dati sensibili quando si tratta di pecunia.

È ovvio che a questo punto tutti i dubbi, non solo sono legittimi ma addirittura forniscono, a mio parere, una prova della mancata trasparenza e alimentano la convinzione della gestione “allegra e personale dei compensi”.

Quando prima parlavo di un uso come salvadanaio privato da parte dei DS, pensavo al fatto che la maggior parte delle prebende compensano per la seconda volta un lavoro per cui lo Stato ha già pagato qualcuno.

Facciamo qualche esempio. L’orario delle lezioni è di competenza del DS che ovviamente non avendo tempo lo demanda a uno o più docenti che vengono giustamente retribuiti.

Il DS però con il suo stipendio è stato già pagato per questo lavoro.

Quindi la stesura dell’orario è pagata due volte.

Solo che la seconda volta i soldi sono dei docenti (il salvadanaio ad uso privato) e invece di usarli per scopi didattici, la vera funzione della scuola, sono usati per scopi organizzativi che tra l’altro sono stati già retribuiti.

Non sarebbe giusto che questi docenti fossero pagati scomputando la parte dalla retribuzione accessoria prevista per i DS?

Potrei aggiungere altro, il RAV e tutte quelle incombenze di competenza dei DS. Chi le fa? Con quali soldi sono pagate? Ma non rientrano già nei compensi (stipendio e retribuzione accessoria) dei DS?

In altre parole, è come se una ditta dopo aver preso un appalto, rendendosi conto che non riesce a svolgere tutto il lavoro per il quale lo si è aggiudicato, chiama una ditta subappaltatrice e poi chiede al committente di pagare anche questa.

Ma perché i politici dovrebbero essere trasparenti se il buio permane ancora proprio nel luogo deputato per eccellenza, la scuola, all’apprendimento oltre del pensiero critico anche della trasmissione della correttezza e del rispetto delle regole?

Mario Lorenzo