In un recente articolo pubblicato su Lavoce.info Maria Prodi, già assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro in Umbria fra il 2005 e il 2010, affronta il tema degli esiti dei progetti PNRR nella scuola.
Negli ultimi anni – sottolinea Prodi, che attualmente docente comandata presso il Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento – la scuola italiana ha ricevuto finanziamenti mai visti prima per combattere dispersione scolastica e divari territoriali; sono state messe a disposizione del sistema scolastico ingenti risorse per sostenere gli studenti più fragili, innovare gli ambienti didattici e rafforzare competenze fondamentali come italiano, matematica, STEM e lingue straniere.
Ciononostante i dati più recenti dell’Invalsi dipingono un quadro deludente: i miglioramenti non ci sono stati.
Anzi, in alcuni casi le performance degli studenti sono peggiorate.
Le prove 2025 confermano il trend degli ultimi anni:
Anche al secondo anno delle superiori i risultati non mostrano recuperi significativi rispetto al periodo post-Covid.
Il dato – conclude su questo punto Prodi – sorprende ancora di più se si considera che, nel frattempo, le scuole hanno ricevuto fondi specifici proprio per sostenere gli studenti più fragili.
Tralasciando i finanziamenti per l’edilizia scolastica (gestiti dagli enti locali), alle scuole sono arrivati:
Solo per la dispersione e i divari territoriali i decreti 170/2022 e 19/2024 hanno destinato 1,25 miliardi, distribuiti prima alle scuole più svantaggiate e poi a tutte le istituzioni scolastiche. A queste risorse si aggiungono i 600 milioni per lo STEM e i 150 milioni per le lingue straniere.
Tutte le attività sono state gestite tramite la piattaforma ministeriale “Futura”, che ha introdotto nel tempo numerosi vincoli e richieste documentali, complicando notevolmente il lavoro delle scuole. Inoltre, ad oggi non sono disponibili dati chiari su quanta parte delle risorse sia stata effettivamente spesa.
Uno degli interventi più innovativi del Pnrr ha riguardato i percorsi individuali di mentoring e tutoring, dedicati agli studenti fragili.
Si trattava di attività personalizzate, spesso uno a uno, che dovevano rappresentare almeno il 30% dell’intero finanziamento destinato al contrasto della dispersione: quasi 10 milioni di ore di interventi individuali.
Gli insegnanti e gli operatori coinvolti – scrive la ex assessora – raccontano esiti spesso positivi: recupero delle competenze, maggiore consapevolezza delle proprie difficoltà, miglior metodo di studio. Tuttavia, questi progressi non emergono nei risultati Invalsi.
Ma perché i miglioramenti non si vedono?
Secondo Maria Prodi le ragioni possibili sono diverse:
Secondo Prodi di fronte a investimenti così consistenti, è indispensabile capire se, e dove, il Pnrr abbia funzionato. Non basta misurare la spesa: occorre analizzare l’efficacia delle azioni, soprattutto per gli studenti più fragili.
Per capire davvero se le ingenti risorse impegnate siano servite a migliorare il sistema, servirebbero secondo Maria Prodi:
Oggi, invece, le scuole faticano ancora a concludere formalmente i progetti e il dibattito pubblico sull’istruzione si concentra su annunci di nuove riforme, spesso disancorate dalle evidenze raccolte durante l’attuazione del Pnrr.