Una doccia fredda: una docente sessantenne di una scuola di Treviso è stata improvvisamente convocata dal dirigente scolastico, che aveva ricevuto segnalazioni anonime sul suo conto. La donna inizialmente non ha avuto accesso a queste segnalazioni per privacy, ma il Tar ha ribaltato tutto.
Come riportato da Il Messaggero, tutto è avvenuto nell’anno scolastico 2024/2025. Il dirigente ha parlato di lamentele ma non ha potuto riferirle né il contenuto preciso delle lamentele né chi le aveva avanzate. Da qui il ricorso dell’insegnante al Tar: i giudici hanno stabilito che ora il dirigente dovrà mostrarle integralmente non solo il contenuto delle segnalazioni ma anche chi le ha mosse.
Con l’azione legale la docente ha sottolineato la necessità di “tutelare i propri diritti lavorativi e personali, compresi quelli relativi alla dignità professionale e all’immagine, avendo piena contezza di quanto affermato nei suoi confronti”.
I giudici amministrativi hanno dato ragione all’insegnante, accogliendo integralmente il ricorso, respingendo le argomentazioni dell’amministrazione scolastica e riconoscendo il diritto della docente ad accedere al contenuto delle segnalazioni, anche se il documento non è stato prodotto direttamente dalla scuola ma semplicemente acquisito.
Il preside, ora, dovrà quindi mostrarle non solo il contenuto integrale delle mail di lamentela ma anche l’autore. I giudici amministrativi infatti hanno anche chiarito, relativamente all’identità dell’autore della segnalazione, che “non esiste alcun diritto all’anonimato di colui che rende una dichiarazione che coinvolge altri soggetti”.
Per Michela Gallina, coordinatrice provinciale della Gilda di Treviso, si tratta di un verdetto fondamentale: “Ci arrivano decine di segnalazioni del genere all’anno, ma molto spesso gli insegnanti poi non fanno ricorso. In questo senso, questa sentenza assume una grande rilevanza in un momento storico in cui i docenti sono sempre più spesso oggetto di segnalazioni da parte di genitori e studenti che, nascondendosi dietro l’anonimato, non si assumono la responsabilità delle proprie dichiarazioni e delle conseguenze che ne derivano. Purtroppo non sempre i dirigenti scolastici arginano questa deriva”.