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Fornero: “Il lavoro non è un diritto” e la rete insorge

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La sortita del ministro Elsa Fornero in materia di “diritto al lavoro” ha scatenato la rabbia e la fantasia dei frequentatori dei social network.
Linda Gianguzzi, siciliana, insegnante di scuola primaria a Bologna, in ruolo dopo anni di gavetta da precaria, molto nota in rete come animatrice di forum e gruppi di discussione, ha messo insieme un bel po’ di commenti e li ha spediti al ministro Fornero, con una sua breve premessa.
“Le sue parole (“Work isn’t right!”) affidate al Financial Time – esordisce Gianguzzi –
sono arrivate come un pugno in pieno viso e sono sempre più sgomenta del fatto che il livello più basso di empatia, di immedesimazione arrivi sempre dalle donne al potere”.
“Ed è anche per questo
– aggiunge Linda –
non sono affatto sorpresa del fatto che l’ex Ministro Gelmini altra cultrice del “merito” (senza averne), che aveva affermato che l’astensione obbligatoria è un privilegio, spingendosi dove nessun politico, anche il più insensibile sarebbe arrivato, l’abbia appoggiata”. 

E poi un bel florilegio realizzato grazie ad una paziente ricerca in rete.
“Se il lavoro non è un diritto, pagare le tasse dunque non è un dovere?” si chiede un internauta al quale fa subito eco chi scrive:
“Chi non ha da mangiare per se, difficilmente può contribuire alla res pubblica, per cui dovrebbe essere esentato da ogni tassa diretta ed indiretta “.
E ancora:
“Lei afferma inoltre che il lavoro bisogna meritarlo. Il lavoro è dunque un premio? E quindi noi dovremmo vivere per lavorare (il “premio”, il fine ultimo), o lavorare per vivere? Io ho sempre pensato che vivessi per altro: i miei affetti, i miei ideali, i miei valori e non che fossi “pensata” come strumento per produrre la ricchezza di altri (perché io da insegnante che si paga la trasferta da sola, al contrario di voi, di ricchezza ne vedo ben poca)”.
“Caro Ministro 
– ironizza amaramente qualcuno –
se non se ne fosse accorta, quel libro che le hanno messo sotto la mano non era un libretto degli assegni, era la Costituzione. Un libro scritto col sangue di persone che hanno combattuto contro poteri forti, più grandi di loro”.
“Le persone, Ministro, non sono flessibili 
– sottolinea il lettore di un forum –
la loro vita è fissa: nascono, crescono, fanno figli, invecchiano, si ammalano, muoiono a tempo indeterminato da migliaia di anni. Ed il lavoro deve adattarsi alla loro vita, non ad un mercato del lavoro che ci vuole giovani per sempre, asessuati, bionici”.
C’è poi che impartisce qualche piccola lezione di pensiero hegelo-marxista: “Si ricordi, Ministro, che il capitalismo ha bisogno del proletariato, non c’è padrone senza servo, non esiste titolare senza dipendente”.
E chi propone piccoli aforismi filosofici: “Sa una cosa Ministro? Una persona senza lavoro è niente ! Non è libera, non ha dignità, non ha storia”.
Passando da chi invita i politici a riflettere sui motivi del grande successo di Beppe Grillo e di chi teorizza l’“andare al mare” come alternativa alla partecipazione democratica:
“Le assicuro, Ministro, che tutti noi abbiamo le tasche piene di una classe politica sboccata e irrispettosa, che produce solo astio, sfiducia disamore per le istituzioni, terreno fertile per l’astensionismo e l’antipolitica”.
A Linda Gianguzzi abbiamo chiesto se pensa che il Ministro le risponda: “Ovviamente no – sorride Linda – non mi aspetto di ricevere una lettera su carta intestata del Ministero del Lavoro e con firma autografa di Elsa Fornero. Ma spero che al Ministro arrivi il messaggio: nel Paese, ma soprattutto fra i più giovani, c’è molta stanchezza e molta sfiducia. La politica deve dare risposte chiare. Ne abbiamo tutti diritto”.

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