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Forse il Ministro non ha tutti i torti

La lettera “Valditara: “Mi hanno accusato di essere fascista perché ho ripristinato le poesie a memoria. Schlein e Landini? Sfascisti”” conferma in me un’opinione che mi sono fatto in tanti anni, prima da studente e poi da insegnante: tutto ciò che sa di impegno, applicazione e magari pure di fatica è fascista.
Ma allora – mi vien da pensare – chi ragiona così pratica il disimpegno, la disapplicazione e magari pure scansa la fatica. Ricordo, quand’ero studente, le proteste di alcuni miei compagni di classe: l’insegnante dà tanto da studiare? E’ un fascista.
Pretende che facciamo i compiti dall’oggi al domani? E’ un fascista.
Ci richiede di studiare il sabato e magari pure – orrore! – la domenica? E’ un fascista.
E così, a forza di accuse di fascismo l’ignoranza ha dilagato e se ne vedono le conseguenze ancora oggi.
Questo comodo e facile ricorso all’etichettatura politica è passato da molti genitori a molti figli: forse papà e mamma studenti negli anni ’60 e ’70 ancora avevano una (vaga?) idea di ciò che fu il fascismo, ma figli e figlie studenti negli anni dai ’90 in su del fascismo sanno ben poco: ripetono quasi meccanicamente slogan sentiti in famiglia. La morale? Che fin che si ricorre all’alibi del “fascista” la cultura e la scienza decadranno sempre di più.

Daniele Orla

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