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“Foto nude” a garanzia del prestito

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In Cina un gravissimo fenomeno sta coinvolgendo ragazze universitarie o studentesse: si rilasciano prestiti soltanto con la consegna di foto di nudo a “garanzia” della restituzione. Infatti in caso di mancato o ritardo pagamento scatta prima la minaccia e poi l’immediata pubblicazione delle pose hard su Internet.

Il caso è stato sollevato dal Southern Metropolis Daily secondo cui le sanzioni, oltre alle foto sono anche sfociate in violenza sessuale. L’importo del prestito è subordinato al livello individuale di formazione, così come al prestigio di scuola o università frequentate: possono variare tra diverse centinaia a migliaia di yuan con tassi d’interesse del 24-30% a settimana.

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Il meccanismo per accedere al credito è facile: fotocopia di carte d’identità di studentessa e nazionalità, indirizzi di casa, numeri di telefono e informazioni relative alle rispettive famiglie e – naturalmente – le fotografie di nudo, a volte con la beneficiaria che sempre nuda mostra la carta di identità.

Accompagnate dai genitori, molte vittime, incapaci di onorare gli impegni e di restituire il denaro in tempo, hanno cercato l’aiuto della polizia che tuttavia sembra avere armi spuntate nella lotta al fenomeno e nella ricerca dei responsabili.

 

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La tecnica di sollecito seguita dagli strozzini è altrettanto semplice: ad esempio, un messaggio inviato attraverso la popolare piattaforma QQ, intercettato dal Quotidiano del Popolo, l’organo ufficiale del Partito comunista, mostra la foto di “una ragazza senza vestiti” con un messaggio di minaccia alla famiglia della malcapitata in caso di mancato rimborso di una rata da 10.000 yuan (1.400 euro).

Altri messaggi sono orientati alla “diffusione immediata” su Internet senza un “tempestivo” pagamento nell’arco di 24 ore.

Una ex vittima ha raccontato di aver chiesto e ottenuto 500 yuan (70 euro) su una piattaforma online a febbraio, diventati con i tassi settimanali da usura al 30% la cifra di 55.000 yuan (quasi 7.800 euro). La ragazza ha poi detto che molte altre studentesse universitarie hanno seguito il suo stesso cattivo esempio vergognandosi di raccontare alla polizia di essere finite nella trappola degli strozzini.