In un momento così importante che riguarda il rinnovo del CCNL scuola 2025-2027, anche della parte normativa, abbiamo posto delle interessanti domande ad uno dei principali attori del tavolo della contrattiazione: il Segretario Generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi.
DOMANDA N. 1
Non c’è nessuna contraddizione tra non aver firmato il CCNL “Istruzione e Ricerca” 2022-2024 e aver sottoscritto la pre-intesa economica relativa al triennio 2025-2027: è esattamente la stessa coerenza, applicata a due situazioni profondamente diverse.
Il CCNL 2022-2024 non l’abbiamo firmato per una ragione precisa: copriva circa un terzo dell’inflazione del triennio di riferimento, con uno scarto di oltre 11 punti percentuali tra inflazione reale e aumenti stipendiali effettivi. Firmarlo avrebbe significato certificare una perdita secca del potere d’acquisto. L’intesa del 1° aprile 2026, invece, destina la totalità delle risorse disponibili al tabellare e allinea gli incrementi all’inflazione programmata Istat per il triennio di riferimento (intorno al 5,9%, circa 137 euro medi a regime dal 2027, con arretrati da gennaio 2025). Non è un favore al Governo: è il minimo per non far arretrare ulteriormente le retribuzioni. Siamo tornati al tavolo perché questa volta le risorse erano in linea con l’inflazione, non perché sia cambiato il nostro giudizio sul quadro complessivo.
E sia chiarissimo: l’emergenza salariale non è risolta. Allineare gli stipendi all’inflazione che verrà significa smettere di affondare, non riemergere. I soldi già persi in questi anni – inclusi i nove in cui questa stessa maggioranza bloccò il rinnovo dei contratti pubblici – nessuno ce li ha restituiti. Resta il divario vergognoso tra la scuola con il resto della pubblica amministrazione, su cui pretendiamo un fondo perequativo per chiudere una discriminazione che dura da troppo tempo e che dia finalmente una risposta alle rivendicazioni storiche del comparto: buoni pasto estesi a tutto il personale, indennità di disagio per chi lavora su più sedi, indennità di responsabilità per gli accompagnatori durante i viaggi di istruzione, equiparazione dei funzionari EQ della scuola ai funzionari EQ del resto della PA, recupero dell’annualità 2013, rafforzamento delle retribuzioni più basse a partire dal personale ATA. Per questo abbiamo firmato la parte economica, ma continuiamo la mobilitazione e la trattativa, a partire dalla prossima legge di bilancio, dove servono risorse aggiuntive vere.
Sulle rivendicazioni del Ministro: i toni andrebbero abbassati di parecchio. Aver “chiuso tre contratti” e citare cifre lorde in busta paga non dice nulla sul dato che conta, cioè il potere d’acquisto reale. Il personale della scuola italiana resta tra il meno pagato d’Europa, e gran parte di quegli aumenti serve solo a rincorrere l’inflazione che il contratto precedente non aveva coperto. Rivendicare come successo politico un recupero parziale, dopo aver firmato un contratto che la perdita l’aveva prodotta, è un’operazione di propaganda, non un bilancio realistico. Noi giudichiamo i contratti dai numeri reali, non dagli annunci: per questo non firmammo allora e per questo firmiamo oggi.
DOMANDA N.2
Mettiamo subito in chiaro una cosa: la parte normativa non è il “contorno” del CCNL, è il terreno dove si decide se la scuola è un luogo di diritti o di arbitrio. I margini ci sono, ma non ce li regalerà nessuno: si conquistano a partire dalle risorse aggiuntive perché alcune delle misure che cita hanno bisogno di tante e tali risorse che al momento il contratto non ha.
Sul recupero dell’ annualità 2013 quell’anno non è “perso”, è stato sottratto: cancellato ai fini della progressione di carriera da una legge che ha allungato la carriera di un anno. Riconoscerlo non è una concessione generosa, è una restituzione dovuta. Lo abbiamo riportato al tavolo e lì lo teniamo: ma voglio essere molto chiara: è una questione di volontà politica e soprattutto di tante risorse, e su entrambe pretendiamo da questo Governo dia risposte.
Sulla possibilità da parte dei docenti di fruire dei sei giorni di ferie durante le attività didattiche sotto forma di permessi retribuiti per esigenze personali /famiglia , il contratto (art. 15 CCNL 2006/2009) afferma con una prosa chiara cristallina questo diritto. Dove nascono le dolenti note e le criticità? Da una errata posizione assunta dall’Aran per cui secondo quanto disposto dalla legge di stabilità 2013 (legge 228/2012) i 6 giorni non spetterebbero in quanto permessi, ma solo come ferie con la conseguenza che potrebbero essere concessi a condizione che i docenti, possano essere sostituiti senza determinare oneri per lo Stato. Niente di più fallace. La trattativa sulla parte normativa del CCNL 2025/2027 deve essere il luogo dove questo istituto va reso chiaro ed esigibile senza discrezionalità e senza ulteriori forzature . Sull ‘assegnazione dei docenti alle classi e sulla formazione delle classi tocchiamo un nervo scoperto. Noi crediamo che tutto ciò che oggi viene collocato nell’ambito dell’organizzazione del lavoro debba tornare a essere oggetto di contrattazione: come sappiamo tutti occorre modificare delle leggi dello Stato per rendere possibile questo obiettivo. In ogni caso anche in assenza di modifiche normative l’articolazione dell’orario di lavoro deve tornare ad essere oggetto di contrattazione in quanto direttamente attinente al rapporto di lavoro (art. 40, co 1 dlgs 165/2001).
Restituire potere negoziale alla comunità scolastica significa restituire trasparenza ed equità: per questo è uno dei punti della nostra battaglia sul modello contrattuale dei settori pubblici su cui non intendiamo arretrare.
E qui arriviamo alla trasparenza sui compensi accessori, che è una battaglia storica della Cgil, su cui abbiamo sviluppato anche un contenzioso legale. Si sono fatti piccoli passi avanti con il CCNL 2019/2021, ma crediamo che la distribuzione del salario accessorio debba essere fatta alla luce del sole: le RSU e le organizzazioni sindacali, per la funzione che svolgono, abbiano pieno diritto di accedere agli atti applicativi relativi al contratto di istituto. La “privacy” continua ad essere il limite/paravento dietro cui si impedisce la trasparenza nell’attribuzione del FMOF. Ma per quanto ci riguarda torniamo al tavolo con una proposta netta: il diritto di accesso pieno agli atti del Fondo va scritto nero su bianco nel CCNL.
In sintesi: la trattativa sulla parte normativa è aperta e proseguirà: noi ci presentiamo con una piattaforma corposa e con la mobilitazione pronta. Perché questi non sono dettagli tecnici — sono il confine tra una scuola di diritti e una scuola di favori.
DOMANDA N. 3
Diciamolo senza giri di parole: la scuola sta affogando nella burocrazia, e non per caso. Ogni riforma a costo zero degli ultimi anni ha scaricato sul personale adempimenti, moduli e responsabilità che non c’entrano nulla con la didattica e con il servizio, senza mai aggiungere un’ora di orario riconosciuto né un euro di compenso. Si chiama lavoro gratuito mascherato da “innovazione”.
Sui docenti il quadro è chiaro. Le prove Invalsi, la macchina dei PCTO e dei percorsi legati al mondo del lavoro, la riforma dell’orientamento con le piattaforme da compilare e la stessa attività didattica ordinaria: sono tutti carichi che si sommano, mai che si sostituiscano. Sugli ATA la situazione è perfino più grave, perché qui siamo davanti a un vero e proprio scarico di competenze altrui. Le segreterie si ritrovano a validare le domande GPS per conto degli uffici scolastici provinciali: un lavoro che è dell’amministrazione, ribaltato sulle scuole senza personale aggiuntivo e senza compenso. E su Passweb siamo all’assurdo puro: le pratiche pensionistiche, la sistemazione delle posizioni assicurative, sono compiti dell’INPS, e da anni vengono fatti svolgere alle segreterie scolastiche, che si accollano responsabilità enormi su materie che non sono le loro perché né il CCNL né la legge ordinaria glieli ha mai attribuiti. È una delega impropria che va cancellata.
Quanto alle soluzioni, noi non ci limitiamo a denunciare, mettiamo proposte sul tavolo. Primo: vale un principio semplice e non negoziabile — nessun nuovo compito senza orario riconosciuto, senza personale aggiuntivo e senza retribuzione. Se l’amministrazione vuole caricare un adempimento sulla scuola, lo finanzia e lo contrattualizza, altrimenti non si fa. Secondo: le competenze vanno restituite a chi spettano. Le pratiche Passweb, su cui abbiamo presentato ricorso al Consiglio di Stato, tornino all’INPS. Le scuole non sono sportelli distaccati dei ministeri e degli enti previdenziali. Terzo: serve un investimento vero sugli organici ATA, non i tagli a cui assistiamo — basti pensare alla scure che si abbatterà a settembre prossimo sui collaboratori scolastici (-2174) — perché non si combatte la burocrazia caricandola su un personale sempre più ridotto. Quarto: il contratto deve riportare in contrattazione la quantificazione e la retribuzione dei carichi aggiuntivi, fissando dei limiti chiari agli adempimenti che si possono pretendere a parità di orario.
In sintesi: la sburocratizzazione non si fa con le circolari che annunciano la semplificazione e poi aggiungono un modulo in più. Si fa restituendo i compiti a chi li deve svolgere, finanziando gli organici del personale e contrattualizzando ogni nuovo carico. Tutto il resto è propaganda, e a pagarne il prezzo sono ogni giorno i docenti e gli ATA che tengono in piedi la scuola pubblica nonostante tutto.
E infine concludo con un argomento che ha appena fatto “capolino” in occasione del tavolo di trattativa Aran-Sindacati del 24 giugno scorso: il docente stabilmente incentivato. Ebbene per quanto ci riguarda quel modello di gerarchizzazione e di diversificazione dell’unica figura docente va messo decisamente in discussione presso la categoria e al tavolo di trattativa.