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14.01.2026

Freddo, scuola di Palermo senza riscaldamenti: alunna si sente male

Ancora vicende relative al freddo percepito in questi giorni a scuola. In un istituto scolastico in cui si è rotto l’impianto di riscaldamento, a Palermo, un’alunna si è sentita male per le basse temperature ieri, 13 gennaio. Lo riporta Adnkronos.  

A denunciarlo sono Flc Cgil Palermo e Fillea Cgil Palermo. “Sappiamo che l’amministrazione, ricevuta la segnalazione dal dirigente scolastico, sta prontamente intervenendo per ripristinare l’impianto”, dicono i segretari generali della Flc Cgil Palermo e della Fillea Cgil Palermo Fabio Cirino e Piero Ceraulo.

La denuncia

Proprio ieri hanno protestato per il freddo gli studenti di altri studenti cittadini. Criticità anche in provincia. “In alcuni istituti gli impianti di riscaldamento risultano rotti e vetusti, in altri completamente assenti, mentre in diversi casi i problemi riguardano l’avvio, la gestione e la regolazione degli impianti esistenti – affermano i sindacalisti – Comune e Città Metropolitana faticano a intervenire con la necessaria tempestività, anche a causa dell’elevato numero di richieste e della condizione strutturale fortemente compromessa di molti edifici scolastici”.

“La scuola – concludono – non può essere lasciata al freddo, né letteralmente né politicamente. Garantire ambienti scolastici sicuri, salubri e dignitosi è un dovere istituzionale e una priorità non più rinviabile”.

Il caso simile a Torino: la scuola andrebbe chiusa?

In una scuola di Torino la temperatura è arrivata a toccare, lo scorso 12 gennaio, circa 12 gradi, a causa di un guasto nell’impianto di riscaldamento, non abbastanza per fare lezione. Come riporta Il Corriere della Sera, la dirigente scolastica ha così preso una decisione.

Tramite altoparlanti, ha invitato studenti e personale a “coprirsi adeguatamente”. Il guasto alla caldaia è stato riparato nel giro di qualche ora dalla ditta inviata da Città metropolitana, ma nell’attesa una circolare della vicepresidenza ha soltanto invitato “tutti gli allievi e il personale a coprirsi adeguatamente in attesa di definizione della tempistica di ripristino del riscaldamento e di notifica della problematica da parte degli enti preposti”. La scuola non è stata chiusa, quindi sono tornati a casa soltanto gli allievi autorizzati dai genitori e i docenti le cui classi si erano svuotate. 

Una gestione che ha suscitato il “riso amaro” dei sindacati Cobas Scuola e Flc Cgil. “Il dirigente è il primo garante della sicurezza dell’ambiente scolastico e doversi trovare per ore a fare lezione, vigilanza o a svolgere qualsiasi altra mansione a temperature bassissime è un problema di sicurezza – hanno scritto in un comunicato congiunto -. Ci chiediamo cosa abbia impedito al dirigente di prendere una decisione che tutelasse, come suo dovere dovrebbe essere, il benessere psico-fisico dell’intera comunità scolastica”. 

Molti si sono chiesti perché in questi casi non si disponga la sospensione delle lezioni per causa di forza maggiore. “Si è creata discriminazione perché alcune famiglie non rispondevano e non tutti i ragazzi sono riusciti ad uscire – fa notare un docente -. Anche tra i colleghi, c’è chi se ne è potuto andare e chi invece aveva ancora qualche studente e si è dovuto fermare, come d’altronde l’intero personale Ata”.

I dati

Un’indagine di Skuola.net, condotta su un campione di 1.200 ragazzi, ha rivelato che ben 8 studenti su 10 hanno sofferto il freddo al loro ritorno in classe.

Circa il 60% degli intervistati ha dichiarato di aver avvertito un freddo superiore al solito, mentre un altro 17% ha riportato il consueto disagio, portando il totale dei malcontenti a sfiorare l’80%. Questa situazione riflette un’edilizia scolastica ferma nel tempo, dove oltre la metà degli edifici risale a prima degli anni Settanta e i fondi del PNRR sono stati destinati maggiormente alla fascia 0-6 piuttosto che all’ammodernamento strutturale delle scuole medie e superiori.

Le ragioni di questa “era glaciale” scolastica sono molteplici e intrecciano carenze strutturali a precise scelte gestionali legate ai costi energetici. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, circa l’1,5% delle scuole è del tutto privo di impianto di riscaldamento, mentre oltre tre impianti su quattro utilizzano il metano, una risorsa diventata estremamente onerosa da mantenere. Per un terzo degli studenti (34%), il problema principale è stato il mancato accendimento dei riscaldamenti nei giorni precedenti al rientro, una misura probabilmente dettata dalle esigenze di risparmio degli enti locali che pagano le bollette.

A complicare il quadro intervengono la dispersione termica di infissi e muri obsoleti, riportata da un quinto degli alunni, e la necessità di tenere le finestre aperte per il ricambio d’aria contro i virus stagionali, trasformando le aule in ambienti simili a celle frigorifere.

Di fronte a temperature così rigide, gli studenti sono costretti ad adottare strategie di sopravvivenza quotidiana. Sebbene il 52% dichiari di resistere senza aiuti, ben il 36% segue le lezioni indossando il cappotto direttamente al banco, mentre una piccola quota del 3% ricorre a mezzi di fortuna come coperte e stufe. In casi più gravi, che riguardano circa il 12% dei segnalati, gli impianti risultano del tutto fuori uso o vengono fatti funzionare al minimo per non affaticare strutture eccessivamente vecchie. Tale disagio ha portato in alcune situazioni limite (1%) persino alla riduzione dell’orario scolastico, evidenziando come la mancanza di manutenzione e l’efficienza termica carente incidano direttamente sul diritto allo studio e sul benessere quotidiano dei ragazzi.

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