Il generale Roberto Vannacci, fondatore del neo partito Futuro Nazionale, è tornato a intervenire sul tema del lavoro, questa volta puntando l’attenzione sulla Naspi, l’indennità di disoccupazione erogata a chi perde il proprio impiego. Nel suo intervento, il generale parla di veri e propri “professionisti della Naspi”, persone che a suo dire resterebbero per anni a percepire il sussidio senza cercare una nuova occupazione, trasformandolo di fatto in un secondo reddito di cittadinanza.
Secondo la ricostruzione del generale, dopo quattro anni di lavoro continuativo si maturano due anni di Naspi; chi, dopo sei mesi di indennità, accetta un impiego temporaneo di ulteriori sei mesi interromperebbe l’erogazione ma ricaricherebbe tre mesi sulla quota residua, allungando artificiosamente il periodo complessivo coperto dal sussidio. Con questo meccanismo, sostiene Vannacci, “con 24 mesi di Naspi iniziale si possono gestire dieci anni di vita lavorando, in pratica, solo sei mesi all’anno”.
Il generale definisce il sistema descritto un “reddito di cittadinanza legalizzato”, sostenendo che consenta a chi ne approfitta di lavorare la metà percependo comunque uno stipendio equivalente a chi lavora tutto l’anno, con un peso che a suo giudizio ricadrebbe sui lavoratori che non beneficiano della stessa indennità. Nel suo intervento, il generale ipotizza anche il caso di chi, durante i mesi coperti dal sussidio, tornerebbe a lavorare nel proprio Paese d’origine percependo così un doppio reddito.
Il tema della Naspi riguarda da vicino anche il mondo della scuola, dove migliaia di docenti precari, in attesa di un contratto a tempo indeterminato, sono costretti a richiederla ripetutamente nei periodi tra una supplenza e l’altra. A differenza del quadro descritto dal generale, per questi insegnanti l’indennità non rappresenta una scelta, ma una necessità: senza stipendio nei mesi di interruzione tra una convocazione e la successiva, la Naspi resta spesso l’unico sostegno economico disponibile in attesa di una nuova nomina o dell’agognata immissione in ruolo.