E’ stato pubblicato in questi giorni il QS World Future Skills Index 2027 che ha l’obiettivo di mappare l’allineamento globale tra i sistemi di istruzione superiore e le esigenze del mercato del lavoro individuando le economie più preparate per l’era dell’intelligenza artificiale
ll QS World Future Skills Index 2027 analizza infatti come 89 sistemi di istruzione superiore si allineino alle mutevoli necessità del mercato del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale. Il rapporto evidenzia che una solida preparazione accademica non garantisce automaticamente la crescita economica, rendendo necessaria una coordinazione strategica tra università, industria e governi. Gli Stati Uniti guidano la classifica globale grazie a un forte equilibrio tra competenze offerte e domanda lavorativa, seguiti da Australia e Regno Unito.
Emerge tuttavia un divario critico: mentre l’evoluzione tecnologica accelera, le istituzioni educative faticano a formare laureati dotati delle competenze umane e tecniche richieste dai datori di lavoro. Il documento suggerisce che la competitività futura dipenderà dalla capacità delle economie di integrare l’AI come catalizzatore di produttività e innovazione anziché subire il rischio di automazione. Infine, viene sottolineato come anche le economie più piccole possano eccellere puntando su agilità e specializzazione in settori ad alta domanda.
l rapporto “QS World Future Skills Index 2027” posiziona l’Italia al 22° posto assoluto a livello globale, con un punteggio finale di 81.0. Il documento traccia un profilo del Paese caratterizzato da una grande eccellenza accademica che fatica, tuttavia, a tradursi in valore economico reale per via di un mercato del lavoro non allineato.
Il principale punto di forza dell’Italia è il suo sistema universitario e di ricerca. Il Paese si posiziona al 9° posto a livello globale per “Academic Readiness“, con un punteggio eccellente di 94.6. Il sistema dell’istruzione superiore italiano mantiene infatti una forza di ricerca molto significativa.
Il problema è il grande divario tra offerta e domanda di competenze: l’Italia rappresenta l’esempio più evidente di un’economia in cui la fornitura di competenze supera di gran lunga la domanda. Tra le prime 25 economie analizzate, l’Italia registra il maggiore surplus di offerta di talenti. Ovvero, le università producono una grande quantità di laureati che l’economia nazionale non è in grado di assorbire, a causa di una carenza di ruoli ad alto valore aggiunto.
La conseguenza è immediata: fuga di cervelli e sottoccupazione. Avere un numero di laureati superiore a quello che l’economia domestica può supportare non può infatti che avere due esiti: portare all’ emigrazione verso l’estero e una diffusa sottoccupazione dei laureati, salari d’ingresso più deboli e una crescita della produttività più fiacca.
Nonostante gli altissimi punteggi accademici, l’Italia registra performance nettamente inferiori nella “Trasformazione Economica” (punteggio di 78.4). L’enorme divario di 16,2 punti tra preparazione accademica e trasformazione economica indica che il problema del Paese non è la qualità dell’istruzione, ma il modo in cui il talento si connette all’industria e al capitale.
La sfida attuale e futura per l’Italia non è tanto quella di migliorare la qualità della formazione offerta, bensì quella di riuscire a convertire efficacemente l’eccellente ricerca e i propri laureati in innovazione industriale e valore economico per il Paese.
Un tema che riguarda più le imprese e il governo che le università (i cui problemi, come abbiamo pochi giorni fa, è piuttosto il rischio dispersione accademica). Eppure il mondo economico in questi anni ha continuato a sostenere che in Italia mancano le competenze. Il Rapporto QS mette in crisi questa narrazione e aiuta a comprendere perché i laureati italiani se ne vadano all’estero. E secondo il Corriere della sera si tratta di numeri estremamente significativi: circa 25.000 laureati all’anno in uscita contro i 5000 rientrati con un saldo passivo di 20.000 laureati che il paese ha formato a sue spese ma poi non riesce ad inserire degnamente nel mondo del lavoro causa scarsa domanda (o salari troppo bassi). Con perdite miliardarie
QS Quacquarelli Symonds (https://www.qs.com/ ) è un’azienda britannica fondata nel 1990 specializzata nell’analisi e nella consulenza nel settore dell’istruzione superiore. È nota a livello globale soprattutto per la redazione del QS World University Rankings, una delle classifiche universitarie più famose e consultate al mondo
Insieme al Times Higher Education World University Rankings (THE) e all’Academic Ranking of World Universities (ARWU/Shanghai), il ranking di QS è uno dei tre pilastri della valutazione accademica internazionale e le università di tutto il mondo, incluse quelle italiane (ad esempio si veda la pagina del sito della Statale di Milano), utilizzano i dati QS per promuovere il proprio brand e attrarre studenti e ricercatori
Il rapporto QS World Future Skills Index 2027 è disponibile QUI